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ROMA – Il secondo disco come solista di Eddie Vedder, front man dei Pearl Jam, di prossima uscita (31 maggio), apre sicuramente un dibattito, almeno tra gli appassionati di rock. A quattro anni di distanza da “Into the wild”, colonna sonora realizzata da Vedder per l’omonimo film di Sean Penn, vero e proprio capolavoro, esce “Ukulele songs”, anticipato in questi giorni on line dal singolo e dal video “Longing to belong”.

Il solo titolo dell’album non lascia spazio a fraintendimenti, si tratta di 16 brani, peraltro molto brevi, costruiti interamente sul rapporto intimo voce/ukulele, scritti da Eddie Vedder negli ultimi dieci anni, più alcune cover. Da anni ormai Vedder sembra infatuato da questo bizzarro strumento hawaiano quadricorde che riesce a suonare con una certa incisività, lo ha utilizzato in diverse occasioni anche con la band di Seattle.
Certo pensare ad un intero album realizzato facendo uso esclusivo dell’ukulele, fatta eccezione per qualche brano in cui compaiono anche gli archi, fa sorgere sicuramente qualche perplessità anche tra i più affezionati e appassionati fans di Eddie Vedder.

La domanda che può nascere spontanea è se si tratti di un semplice “divertissement”, di un disco di riflessione, diciamo pure di una pausa/passatempo in cui Vedder ha voluto far affiorare prepotentemente il suo lato più romantico, maturo e intimista. Oppure molto più banalmente viene da chiedersi se si tratti di una parziale fase “pre-senile” dello stesso Vedder, che ormai passa parecchio tempo alle Hawaii (a fare surf) con famiglia al seguito. Certo pensando agli esordi rabbiosi che facevano di Eddie Vedder e dei Pearl Jam, negli anni ’90 insieme ai Nirvana, i massimi esponenti dello “spirito” Grunge, il dubbio può legittimamente sorgere e questa “sterzata” violenta in favore di un suono, diciamolo, un po’ più soporifero, può effettivamente lasciare interdetti, soprattutto a vent’anni esatti dall’uscita del primo fantastico album dei Pearl Jam “Ten”. E’ pur vero che nonostante le influenze musicali che spaziano dagli Who ai Ramones, Vedder non ha mai rinnegato le sue radici folk a partire da Bob Dylan passando per Neil Young. Come è vero anche che l’ultimo disco in studio dei Pearl Jam “Backspacer” (2009) ha decisamente segnato un approccio differente alla musica e non solo, in favore di una svolta in cui i toni rabbiosi e il crudo realismo hanno lasciato il passo alla speranza e ad una maggiore e ritrovata serenità, non rinunciando tuttavia ad un suono sempre potente e tutt’altro che scontato. “Ukulele Songs” nel bene o nel male sicuramente quindi può sorprendere. Il disco non arriva a 35 minuti, il che è anche decisamente comprensibile! La voce di Vedder nonostante tutto è pur sempre splendida ed unica, per cui verrebbe da dire che uno come lui può effettivamente cantare e suonare tutto quello che vuole. Forse ci si sarebbe aspettati un disco un po’ meno omogeneo e monotono. Ma prendiamolo come una pausa intimista in attesa dell’uscita del prossimo album dei Pearl Jam, che pare stiano per entrare in studio per registrare il seguito di “Backspacer”.

Eddie Vedder  – Ukulele Songs

“Can’t Keep”
“Sleeping by Myself”
“Without You”
“More Than You Know”
“Goodbye”
“Broken Heart”
“Satellite”
“Longing to Belong”
“Hey Fahkah”
“You’re True”
“Light Today”
“Sleepless Nights” (featuring Glen Hansard)
“Once in Awhile”
“Waving Palms”
“Tonight You Belong to Me” (featuring Cat Power)
“Dream a Little Dream”

Il primo singolo estratto, “Longing To Belong”, è già disponibile nei negozi online.

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