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Verso i Referendum. Alex Zanotelli: “il 9 giugno, religiosi a pane e acqua”

Eclettica quanto esplosiva mente di padre Zanotelli –  da pratica penitenzial-devozionale, diventa momento di “lotta” e di mobilitazione non violenta, a cui il padre comboniano ha chiamato i suoi confratelli: “sacerdoti, missionari(e) e religiosi(e)” per schierarsi apertamente e con decisione a favore del “SI” ai due quesiti referendari sull’acqua, previsti per i prossimi 12 e 13 giugno.

ROMA – “Ci stanno rubando l’acqua!”. Inizia così il testo dell’appello che Alex Zanotelli e padre Adriano Sella, missionario saveriano di Padova, oggi responsabile della Rete interdiocesana sui nuovi stili di vita, hanno voluto indirizzare a tutti i religiosi partendo dalla domanda: “Come possiamo permettere che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato?”.

l documento prosegue affermando che “Per noi cristiani, l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e non può mai essere trasformata in merce”, per cui l’invito a riflettere su quel “Dammi da bere” che un “Gesù, stanco e assetato, chiede alla donna samaritana, nel Vangelo di Giovanni” che diventa specchio dello stesso grido “Dateci da bere!” che parte ogni  giorno da parte di milioni di impoveriti in giro per il mondo.

“Un mondo – dicono Zanotelli e Sella – dove la popolazione sta crescendo e l’acqua diminuendo per il surriscaldamento, e dove questo “dateci da bere” diventerà un grido sempre più angosciante. Nei volti di tutti gli assetati del mondo, noi credenti vediamo il volto del povero Cristo, che alla fine dei tempi di dirà: “Ho avuto sete e non mi avete dato da bere” (Mt 25,42).

Per dar forza la ragionamento, quindi, i due religiosi richiamano la “Caritas in Veritate”, l’enciclica con cui Benedetto XVI dichiara che “Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, a iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita” e si soffermano, inoltre, sul Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, dove si legge che “l’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale”.

Una solenne dichiarazione, contenuta anche negli atti del convegno di Assisi dello corso aprile, dove il segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, ripreso nell’appello di Zanotelli e Sella, ha affermato come: “In questo scenario, conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato – si legge ancora nella dichiarazione del presule – dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico – l’oro blu! – attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro”.

Per tutti questi motivi, di fede, di opportunità politica, di rispetto della dignità umana “Come cristiani, non possiamo accettare la Legge Ronchi – scrivono i due religiosi – votata dal nostro parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009, che dichiara l’acqua come bene di rilevanza economica”.

Quindi, mentre ricordano – come già il segretario della CEI – che “il referendum del 12 e 13 giugno sarà molto importante per bloccare questo processo di privatizzazione dell’acqua e per salvare l’acqua come un grande dono per l’umanità”, i due missionari chiamano all’azione i confratelli e, al grido di “Scendiamo in piazza! Come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo”, esplicitano la loro proposta di mobilitazione per sensibilizzare l’opinione pubblica.

“Invitiamo – scrivono Zanotelli e Sella – i sacerdoti, le missionarie e i missionari, i consacrati e le consacrate a trovarsi in Piazza San Pietro, a Roma, giovedì 9 giugno alle ore 12, per fare un grande digiuno. Venite con i vostri simboli sacerdotali e religiosi – concludono – ma anche con i vostri manifesti pastorali, per gridare a tutto il popolo italiano: “Salviamo l’acqua!”.

All’appello, il cui testo integrale si trova a questo indirizzo, hanno già aderito oltre 100 tra: sacerdoti, suore, monaci mentre, più 60 persone sono i laici che a diverso titolo, hanno dato i loro sostegno all’iniziativa. Proviamo ad esere in tanti e rimbalzare l’appello ai nostri amici, non sarebbe male se il 9 giugno, a poche ore dall’apertura dei seggi, fossimo in tanti, in tante piazze d’Italia a “digiunare” per l’acqua”. Non so a voi, ma io sono un pò sovrappeso e male non dovrebbe farmi.

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