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ROMA – Caos, indecisione, notizie approssimative, incertezza su ogni cosa. Questo è ciò che oggi ci giunge dal fronte libico. Gheddafi si è dato alla fuga, e nessuno avanza altra ipotesi. Soltanto Frattini si spinge oltre e azzarda  che il rais non sia affatto fuggito dalla Libia, ma solo dalla capitale.

In questo quadro due sole cose sono certe, continuano gli sbarchi dei profughi e non cessano gli interventi armati. I raid della Nato non si fermano e secondo la televisione di stato libica ci sarebbero nelle ultime 24 ore 16 morti e più di 40 feriti molti dei quali civili.
Malgrado tutto,è ancora il fantasma di Gheddafi a richiamare l’attenzione  tanto che, in una intervista rilasciata al Corriere, lo stesso Frattini spiega che “il Colonnello è braccato dalle forze Occidentali, ma che tuttavia non può essere ucciso perché non lo prevede il mandato della risoluzione 1973 delle Nazioni Unite”.

Intanto il nuovo corso della Libia sembra aver intrapreso con decisione la via del futuro tanto che poche ore fa il Cnt, (Consiglio nazionale di transizione) è stato ricevuto alla casa Bianca dove lo attendeva il senatore Kerry, già pronto all’emissione di un decreto per lo sblocco di una parte dei beni del rais Libico da destinare allo stesso Consiglio libico guidato dal capo degli insorti Mahmoud Jibril.
Il passo deciso dei ribelli è stato salutato positivamente benché ancora permangono incertezze e titubanze sul loro completo riconoscimento. Resta il fatto che gli eventi si susseguono come se fossimo già al day after e questa strana impasse pone dubbi e interrogativi di ben altro tipo.

Eppure il ruolo del Cnt sembrava aver incassato già da tempo il placet di una parte considerevole quanto importante dell’Alleanza; lo possiamo capire bene da ciò che ha pubblicato nei giorni scorsi lo stesso Wall Street Journal e poi ripreso da alcuni organi di stampa nazionale.

Il futuro economico-finanziario della Libia sembra già indirizzato da tempo, almeno così si intuisce apprendendo che, “con una operazione decisa non a Bengasi, ma a Londra, Parigi e Washington – il Consiglio nazionale di transizione abbia creato la «Libyan Oil Company»: un involucro vuoto, tipo società chiavi in mano per investitori nei paradisi fiscali. Essa è destinata a sostituire la Noc, quando i «volenterosi» avranno preso il controllo delle zone petrolifere. Il suo compito sarà di concedere licenze a condizioni estremamente favorevoli per le compagnie britanniche, francesi e statunitensi.

Il ricevimento alla Casa Bianca sembra comunque aprire una fase ancora più avanzata nel rapporto con il nuovo interlocutore libico. Se finora gli Stati Uniti erano rimasti un po’ nell’ombra rispetto ai partner europei, già con l’invio di aiuti sotto forma di pasti precotti, materiale medico ed altro, preannunciano probabilmente un cambio di indirizzo che sicuramente rafforza lo stesso Cnt.

Permane invece l’incertezza sui futuri assetti economici e finanziari in Libia dove verranno ridisegnate molte cose rispetto al passato, lasciando aperti diversi punti di domanda.  Secondo il Wall Street Journal, le compagnie Italiane (con l’Eni), Tedesche, ed ancora di più quelle Cinesi e Russe potrebbero rimanere drasticamente penalizzate a fronte di scenari nuovi anche se forse era prevedibile.

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