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Libia. Chiesto al Tpi mandato di arresto internazionale per Gheddafi

L’AJA – Il Tribunale penale internazionale dell’Aja, Tpi,  ha avviato una procedura giudiziaria contro Muammar Gheddafi, il figlio Saif al Islam e il cognato nonché capo dei servizi libici, Abdullah al Senoussi. L’iter è stato attivato stamani dal procuratore capo della Corte penale internazionale, Cpi, Luis Moreno Ocampo.

Il magistrato ha chiesto ai giudici del tribunale di emettere un mandato di cattura internazionale nei confronti dei tre. L’incriminazione è, per tutti, per crimini contro l’umanità. Secondo il procuratore capo, le prove raccolte dimostrano che Gheddafi e i suoi due ‘complici’ più diretti, il figlio Saif e il cognato Senoussi, si incontravano per pianificare e dirigere le operazioni di repressione. Una repressione compiuta attraverso uccisioni, arresti indiscriminati, torture e sparizioni nel nulla di centinaia di oppositori. Per Ocampo, il colonnello ha compiuto e sta tuttora compiendo questi crimini, insieme ai suoi due ‘complici’ più diretti, per preservare il suo potere assoluto che esercita ricorrendo sistematicamente alla paura.

 

Moreno Ocampo ha presentato, a corredo della sua richiesta, un rapporto di 74 pagine e 9 allegati in cui ha illustrato i motivi per cui è necessario l’arresto dei tre. Il documento dimostrerebbe che ci sono abbastanza prove per presentare una richiesta di arresti internazionali addirittura per due reati: crimini contro l’umanità e persecuzione. Le prove sono state raccolte in due mesi e mezzo di indagini, analizzando oltre 1.200 documenti, visionando video e fotografie, e realizzando interviste. Anche se il procuratore Ocampo non ha dato indicazioni sui tempi della decisione dei giudici del Tpi questi dovranno pronunciarsi entro breve tempo. I giudici possono decidere di accettare la richiesta del procuratore, respingerla o chiedere all’ufficio del procuratore informazioni supplementari. Nel marzo 2009 hanno già accolto un’identica richiesta presentata da Ocampo nei riguardi del presidente sudanese Omar el Bashir per i crimini commessi contro le popolazioni del Darfur.

 

Gheddafi dopo el Bashir sarebbe di fatto il secondo capo di stato in carica ad essere colpito da un mandato di cattura internazionale. Il procuratore capo Ocampo aveva annunciato, il 3 marzo scorso, l’apertura di una inchiesta per crimini contro l’umanità commessi in Libia contro i civili a partire dal 17 febbraio, data in cui è scoppiata la rivolta contro il regime del rais. L’inchiesta era scattata a carico di otto persone, fra le quali il colonello e tre dei suoi figli, per la sanguinosa repressione in corso in Libia. “Si tratta di responsabilità individuali”, ha affermato il procuratore capo spiegando che: “sono state raccolte prove dirette e solide dei crimini commessi da Gheddafi nel conflitto libico. Siamo praticamente pronti ad andare al processo”. “Le prove dimostrano che Muammar Gheddafi ha personalmente ordinato attacchi contro civili libici inermi. Il leader libico utilizza la sua autorità per commettere crimini e reprimere ogni tentativo di sfida al suo potere”, ha aggiunto Ocampo.  Secondo recenti stime ONU dall’inizio della rivolta in Libia, le violenze hanno provocato migliaia di morti e spinto circa 750mila persone a cambiare il loro status in rifugiati. In merito il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini ha osservato che: “mandare a morire disperati sui barconi è un vero e proprio crimine, che dovrebbe essere valutato nel dossier della Corte Penale Internazionale”.

 

 

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