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CAGLIARI – La nostra analisi parte dalla conclusione: l’obiettivo è stato centrato, per il nucleare non c’è posto nell’isola, i sardi dicono no a centrali e siti di stoccaggio delle scorie.

 

È bastata una sola giornata per raggiungere il quorum: serviva il 33 per cento,  ma fin dalle prime battute dello spoglio si è capito che qualcosa era cambiato ed infatti nella tarda notte di ieri il dato sull’affluenza sfiorava il 40 (39,83), e la vittoria del Sì appariva di conseguenza scontata.
Alle 17:30 il risultato acquista la sua dimensione quasi definitiva, la vittoria dei sì è pari al 59,34% degli aventi diritto, i sì il 97,98%. Vittoria schiacciante.
Il messaggio che il popolo sardo rivolge al governo nazionale, è forte e chiaro, la soddisfazione è enorme e mai come stavolta il senso civico di cittadini e politici si è unito in un coro comune.
No al nucleare ma è giusto quanto doveroso ricordare che il referendum è solo consultivo, come tutti quelli regionali, e di fatto, l’ultima parola spetterà al governo nazionale. Si ricorda però che la Corte Costituzionale in una recente sentenza ha stabilito che il parere delle Regioni deve essere tenuto in debito conto.

 

 

Dunque, il fatto che la Sardegna abbia espresso contrarietà all’atomo rappresenta un punto a suo favore in uno scenario nazionale nebuloso, con il referendum abrogativo (12-13 giugno) ancora in bilico e gli scienziati che considerano l’isola, per il fatto di essere geologicamente stabile e scarsamente popolata, terra ideale per accogliere le centrali.  
Bustianu Cumpostu, leader di Sardigna Natzione e promotore del comitato per la raccolta delle firme (16.286 quelle depositate), dice che «il segnale deve essere ancora più forte, è legittimo immaginare che dalla Sardegna parta un grande movimento antinuclearista nazionale ed internazionale».
«Ora pensiamo al referendum abrogativo – aggiunge Cumpostu – noi non abbiamo dubbi che si farà. I sardi saranno chiamati a votare per la seconda volta, insieme al resto degli italiani. E quello sarà l’appuntamento decisivo, nel quale potremo mettere una pietra tombale sul nucleare e sugli scellerati programmi di chi ci governa a Roma. Intanto il primo passo, fondamentale, noi sardi l’abbiamo fatto».
E la soddisfazione è ancora più grande «perché il risultato positivo non era affatto scontato», dice il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau, che nei giorni scorsi, insieme ai sindaci di altri comuni grossi non coinvolti nelle amministrative, aveva rivolto un appello ai suoi concittadini: «Andate a votare, non perdiamo questa occasione».

 

Schierato apertamente contro il nucleare, in controtendenza da subito anche rispetto alla posizione del governo nazionale, il presidente Ugo Cappellacci (Pdl), che anche negli ultimi giorni ha indossato un braccialetto contro il nucleare.
Il presidente della Regione ha precisato che la sua posizione «non nasce, come dice qualcuno, da isterismi, ma da preoccupazioni fondate, da riflessioni serene a pacate».
Sono state valutate «le possibilità alternative per la Sardegna e il suo modello di sviluppo. Siamo convinti che si debba basare sulle energie rinnovabili, così si è deciso di puntare su altre fonti e non sul nucleare».
Il no di Cappellacci è senza ritorno: «Il tipo di sviluppo scelto punta su una qualità della vita alta e sarebbe in contrasto con la scelta nucleare» e prosegue, «la nostra Isola va in tutt’altra direzione, quella delle energie rinnovabili, della green economy e di un nuovo modello economico e sociale, che sappia coniugare lo sviluppo con il rispetto dell’ambiente».

Un segnale forte che trova consensi non solo fra i cittadini dell’isola, ma anche dall’opposizione, la quale per bocca dei senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante dichiarano che, «il superamento non solo del quorum, ma anche della metà degli aventi diritto al voto nel referendum consultivo sul nucleare in Sardegna, è la conferma indiretta ma evidente che il tentativo del governo Berlusconi di cancellare pro-tempore le norme sul programma nucleare è una truffa a danno dei cittadini per scongiurare il referendum nazionale di giugno». «I cittadini sardi – argomentano – recandosi in gran numero alle urne hanno dimostrato che gli elettori non hanno bisogno di essere messi sotto tutela, e hanno invece rivendicato il diritto di decidere sul proprio futuro e sulla tutela della propria salute. A questo punto – concludono – è tanto più importante impedire lo scippo del referendum e contrastare il silenzio imposto sui temi referendari in gran parte di media».

 

Grande la soddisfazione delle associazioni ambientaliste – da Legambiente al Wwf – mentre per Leoluca Orlando dell’Idv: “dalla Sardegna viene un segnale incoraggiante per l’intero Paese. Il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata. Il voto sardo è un magnifico viatico per la consultazione referendaria del 12 e 13 giugno. Tutti i cittadini devono andare a votare in massa quattro si perchè il Paese non è chiamato ad esprimere un voto per eleggere qualcuno, ma è chiamato ad esprimere un progetto per le future generazioni».
Per qualche ora la soddisfazione del risultato ottenuto mette in secondo piano le votazioni delle amministrative, ma per quelle c’è ancora tempo.

 

 

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