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ROMA – “Berlusconi pagava una  messa a posto di 600 milioni al mese a Stefano Bontade e successivamente a Totò Riina”. A pronunciare questa frase  è il pentito Giovanni Brusca nel corso della deposizione nel processo del rapporto tra Stato e mafia nell’aula bunker di Rebibbia. “Aveva smesso di pagare – spiega Brusca – e gli venne fatto un attentato.

Il mandante era Ignazio Pullarà. L’attentato fu programmato perchè ricominciasse a pagare il pizzo”. Il pentito ha poi sottolineato che  a Milano non era solo Berlusconi a pagare. “All’inizio degli anni Ottanta – ha detto sempre Brusca durante la deposizione   – furono fatti alcuni investimenti delle cosche perdenti in Lombardia a favore delle imprese di Silvio Berlusconi”.

“Dopo l’arresto di Totò Riina – dice sempre il noto pentito –  ho contattato Vittorio Mangano, perchè si facesse portavoce di alcune nostre richieste con Dell’Utri e Berlusconi”.  “Mangano – ha aggiunto – era contentissimo di poter ristabilire i contatti e spiegò che il licenziamento dall’impiego ad Arcore era stato concordato con Berlusconi e Confalonieri per non creare problemi ma i rapporti erano rimasti buoni”. A fare da tramite sarebbe stato un personaggio, secondo Brusca,  un tale Roberto. La richiesta era quella – ha spiegato Brusca – di attenuare il rigore nella detenzione all’Asinara e a Pianosa. Inoltre si voleva far arrivare, tramite Mangano, il messaggio, da utilizzare come ‘arma politicà, che la sinistra sapeva tutto sulle stragi mafiose del 92-93. Alla fine – ha detto Brusca – non abbiamo più avuto notizie dei contatti tra Mangano e i suoi referenti politici”.

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