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ROMA – Dopo le dimissioni dalla carica di Managing Director dell’Fmi che Dominique Strauss-Kahn ha fatto pervenire in una accorata lettera all’istituzione, con le quali il politico ed economista francese intende proteggere l’FMI da uno stallo pernicioso e dedicare tutte le forze, tutto il tempo e tutta l’energia a dimostrare la sua innocenza, è iniziata la caccia al sostituto ideale per la poltrona  che DSK ha lasciato in così malo modo.

Ed è soprattutto la Francia ad alzare i toni in una rincorsa decisamente comprensibile ad una sostituzione francese con francese che consentirebbe a Parigi di tenere ancora qualche pedina nella finanza che conta dopo la recente candidatura dell’italiano Draghi alla presidenza della BCE in sostituzione del francese Trichet ed il rifiuto di Bini Smaghi di farsi da parte per lasciare spazio ad un membro francese nel board della Banca Centrale Europea.
Il primo passo è già stato fatto dal ministro dei Trasporti francese, Thierry Mariani, che lancia la volata alla collega di governo Christine Lagarde, che al momento sembrerebbe la candidatura più credibile con la  55enne che e’ gia’ stata la prima donna a presiedere il colosso legale Usa Baker Mackenzie e soprattutto si e’ distinta durante la crisi europea arrivando fino ad essere stata nominata miglior ministro delle Finanze in Europa dal Financial Times nel 2009. A remare contro ci potrebbe essere addirittura il presidente Nicolas Sarkozy che non vedrebbe come un segnale positivo l’abbandono di uno dei suoi ministri più popolari così a ridosso della incerta tornata  elettorale e mentre la Francia presiede il G20.

Ma è la nazionalità che potrebbe invece costituire proprio l’ostacolo più grande visto che negli ultimi 33 anni i francesi stati alla guida dell’Fmi per ben 26.
Se la poltrona da 521.000 dollari annui restasse ad un europeo ci sono altri due nomi che potrebbero creare alternative valide alla Lagarde; da una parte il tedesco Axel Weber, sostenuto dalla cancelliera Angela Merkel, che era gia’ stato inserito anche nella rosa dei papabili alla guida della BCE fino alle sue dimissioni dalla Bundebank lo scorso febbraio e dall’altra proprio il presidente uscente della BCE Trichet.
A rompere la tradizione di presidente europeo e vice americano potrebbero giungere anche le pressioni sempre più forti in arrivo dai paesi emergenti con candidature di altissimo livello in arrivo da Turchia, Sudafrica, Messico, Israele, India e Cina.

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