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USB lancia la raccolta firme per Legge di Iniziativa Popolare

Per sostenere il reddito e i consumi dei lavoratori dei dipendenti, dei precari, dei disoccupati

ROMA – L’Italia è un paese per ricchi. Di questo sono convinti i SINDACATI DI BASE che, da anni, conducono una coraggiosa battaglia contro la compressione dei salari, la disuguaglianza sociale, la negazione dei diritti acquisiti. In tal senso, si inserisce la raccolta di firme lanciato appunto da USB per presentare al parlamento una LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE per sostenere il reddito e i consumi dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei disoccupati. Sono anni infatti che i redditi dei lavoratori dipendenti, con buona pace dei sindacati concertativi CGIL, CISL e UIL, di CONFINDUSTRIA e dell’apparato politico italiano, non crescono, anzi perdono terreno di fronte all’avanzare dei prezzi, da quelli della benzina e del gasolio a quelli dei generi di prima necessità. Secondo gli ultimi dati elaborati dall’AGENZIA DELLE ENTRATE sulle dichiarazioni dei redditi del 2008, oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti, privati e pubblici, guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese (anche meno negli enti locali…).

 

La ricchezza vera del paese è detenuta per il 45% dal 10% delle famiglie ed, in particolare, le famiglie dei lavoratori dipendenti hanno perso nel periodo 2008/2010 mediamente oltre 3.300 euro. Le famiglie con a capo un imprenditore o un libero professionista invece hanno guadagnato nello stesso periodo circa 6.000 euro. Una vergognosa disuguaglianza economica che non va solo contro i principi fondamentali della Costituzione Italiana, ma anche a danno della realtà di una paese che non ha alcuna speranza di far rilanciare i consumi e la produzione se tutto resta paralizzato in questo modo. L’attuale struttura del fisco è pensata in gran parte per favorire le aziende e le imprese, producendo una sproporzione abnorme della pressione fiscale per i redditi da lavoro dipendente. Si pensi che dal 1980 al 2008, grazie anche a politiche scellerate che appartengono ad entrambi gli schieramenti politici, le ritenute fiscali operate “alla fonte” sono aumentate per questi redditi dal 40% al 52%, mentre le entrate fiscali provenienti da redditi diversi da quelli da lavoro dipendente sono scesi dal 37% al 24% (alla faccia del meno tasse per tutti di Berlusconiana memoria).

 

Le rendite finanziarie (si legga, speculazione) sono tassate al 12,50, la metà della prima aliquota Irpef per il lavoro dipendente. A questo va aggiunta l’evasione fiscale che genera un buco sul saldo di bilancio stimato in circa 120 miliardi di euro annui, i costi della corruzione che si aggirano intorno ai 50/60 miliardi di euro l’anno (stime Corte dei Conti), e il peso della Chiesa che con sovvenzioni, prebende ed esoneri fiscali anche per le attività commerciali pesa per oltre 6 miliardi di euro. Contro questa situazione di ingiustizia palese a cui dotti economisti, politici e giuristi del lavoro non sanno dare alcuna risposta se non quella di aumentare ancora le tasse ai lavoratori dipendenti e ridurre ancora di più il salario, USB si oppone e lancia una campagna nazionale a sostengo di una legge di iniziativa popolare che tuteli e faccia aumentare in modo significativo i redditi e i consumi di tutti i lavoratori. Si parte il 20 maggio in concomitanza con l’anniversario dello Statuto dei Lavoratori e sarà possibile firmare detta legge in banchetti pubblici disseminati per la città di Roma. Si può avere maggiori informazioni e sostegno contattando di riferimenti al sito www.usb.it. Inutile dire che sarebbe meglio che la firmassero tutti.

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