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RAVENNA – I giovani spagnoli che da una settimana presidiano piazza “Puerta del Sol” a Madrid l’avevano promesso: “resteremo in piazza fino a domenica, poi decideranno le assemblee”. E così è stato!

Infatti, quando stamane gli “indignados” si sono svegliati dalla notte di veglia e di protesta, le operazioni di voto, per 35 milioni di spagnoli erano già iniziate ma loro erano ancora lì: a sfidare la polizia – che in realtà – controlla con discrezione da lontano e i partiti politici, tutti, che ancora non riescono a capire cosa stia realmente accadendo.

Anche in Spagna, come tutte le democrazie “rappresentative” che si rispettano, gli analisti politici, i giornalisti, i sondaggisti – ormai incapaci di percepire i cambiamenti sociali – preferiscono la cautela dell’indeterminatezza; del “si dice”; del “se fossero confermati i sondaggi” ma, nella realtà, non in grado di prevedere gli effetti della protesta sull’esito delle urne. Anche perché, i primi ad essere indecisi, sono gli stessi ragazzi di “Puerta del Sol” che manifestano le opinioni più disparate rispetto al da farsi.

Una ragazza, intervistata da Euronews, dice: “Non ci fermeremo con le elezioni. Il problema non è il governo socialista o l’opposizione conservatrice, di votare a sinistra o a destra. La questione è su una sfera più alta, su quella dei valori: tutto ciò è totalmente ingiusto e noi dobbiamo cambiarlo”.
Un altro “indignados”, ancora più giovane della prima, dice: “Andrò a votare, non voglio buttare via quello che è un diritto e che potrà rappresentare qualcosa domani. Non so ancora cosa votare ma voglio farlo”. Ana Rodriguez, vent’anni, una delle portavoci dei 4.000 di Madrid invece, afferma: “Continuerò a protestare finché non ci sarà un cambiamento ma voterò per una formazione minore” mentre , al contrario, il suo vicino, Javier Pena Pintor, afferma di “non aver mai votato” in vita sua perché non si “riflette nei politici, non ho mai percepito che ci ascoltassero”.

Insomma, per sapere quale sarà il destino degli 8.000 comuni spagnoli e di 13 su 17 regioni (non votano per le regionali solo i cittadini di Catalogna, Paesi Baschi, Galizia e Andalusia) bisognerà attendere gli scrutini di questa sera che, c’è da scommetterci, avranno ripercussioni sicure sulla politica nazionale.

Anche in vista dell’appuntamento elettorale di marzo 2012 alle quali, l’ex promessa e speranza del socialismo continentale, Josè Luis Zapatero, ha già detto che non parteciperà incapace, come ha dimostrato di essere, di fornire non solo una soluzione alla crisi economica e alla disoccupazione ma, anche, un speranza alle proteste dei giovani “indignados” che, altresì – dal 15 maggio – hanno iniziato a denunciare un sistema politico corrotto dominato dai grandi partiti e a reclamare una maggiore giustizia sociale.

Prevedibile, quindi, anche se non scontata, la “batosta” per il PSOE al governo che, dai sondaggi realizzati prima dell’irruzione degli indignados sulla scena pubblica, erano dati per perdenti anche feudi tradizionali di Castiglia-La Mancia ed Estremadura ma, ancora, a Barcellona e Siviglia, rispettivamente seconda e quarta città del Paese. Dalla defaillance dei socialisti, ovviamente, in attesa dei nuovi livelli di democrazia che produrranno le lotte di questi giorni, dovrebbero avvantaggiarsi i popolari di Mariano Rajoy, accreditato dai sondaggi di sabato scorso, di oltre 10 punti (46 a 33) percentuali su Zapatero.

Tornando agli “indignados”, intanto, c’è da segnalare come la protesta contro il sistema che non affronta il disagio economico di intere generazioni, ieri ha contagiato le altre grandi città spagnole.
Da Barcellona a Valencia, da Siviglia a Caceres a Granada i giovani di “Democrazia Real Ya!” hanno occupato pacificamente le piazze dovunque ribattezzate, come Plaza Catalunya di Barcellona, “Plaza Tahrir”.

Tra le manifestazioni di ieri da segnalare i 300 giovani che a Valencia hanno occupato pacificamente la sede del Banco di Valencia e, seduti in terra, hanno iniziato a cantare “Perchè vincono i banchieri se non li abbiamo votati?”.

Inoltre, come avevamo già accennato, la protesta non si ferma alla Spagna ma, sulle gambe e sulle “bachece” elettroniche degli studenti fuori sede, inizia a percorre re il mondo. Per tutta la giornata di ieri, raggruppamenti e manifestazioni ci sono state a: Buenos Aires, Bruxelles,  Edimburgo, Bogotà, Città del Messico, Parigi, Berlino.

Importate, anche se numericamente non imponente, la mobilitazione italiana che si è articolata – a partire dalle 20 di ieri – in oltre 30 città italiane da Roma a Torino a Napoli, Padova, Palermo, Brescia, Alghero, Trieste, Venezia, Cagliari, Viareggio, Firenze, Ancona, Macerata, Lecce, Bologna…

Nessuno è in grado, ora, di dire dove approderà il Movimento: la sua durata, i suoi obiettivi. Se resisterà all’estate o se – per non correre il rischio di sfilacciamento – proseguirà sotto la canicola, nelle città e sulle spiagge. Se assumerà toni ideologici o se continuerà su profilo – basso ma interessante – della protesta anti sistema (depurata dalle connotazioni pauperistiche) in puro stile “Camara” e sinistra cristiana.

Quel che è certo è che, almeno per il momento, il Movimento “15 Maggio” sembra motivato e destinato a durare soprattutto alla luce dell’oscuramento che gli stanno riservando i media e, ovviamente, i partiti. Sinistra compresa.

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