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Pirateria marittima. L’idea: combattere i pirati somali con altri pirati

ROMA – E se combattessimo i pirati somali con altri pirati? L’idea nasce dal fatto che la storia ci insegna che per contrastare i pirati, che tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo agivano quasi indisturbati nei mari dei Caraibi-Antille, vennero ingaggiati altri pirati. Vennero creati di fatto dei corpi speciali anti-pirateria, i Corsari.

Uomini con tanto di licenza di uccidere nel nome e per conto del sovrano che li ingaggiava per proteggere i propri mercantili e che concedeva loro la ‘patente di corsa’ che di fatto rendeva legale ciò che facevano. La patente di corsaro, infatti, faceva di questi uomini dei veri e propri combattenti di quel Paese, tanto è vero che mentre il pirata, se catturato, era impiccato il corsaro era solo imprigionato e trattato come prigioniero di guerra. I pirati da quel momento non ebbero più vita facile sia per mare sia a terra. La domanda sorge spontanea. Se ha funzionato allora perché non deve funzionare contro i pirati del ventunesimo secolo? Di fatto quello che oggi sta avvenendo nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano ricalca un po’ quello che in effetti avveniva quando dalle nuove terre salpavano navi cariche di oro, ambra, argento e altro, i Galeoni spagnoli. Tutto questo stimolava la bramosia di tanti avventurieri che le consideravano come una sorta di banche galleggianti da svaligiare e gli davano l’assalto. Allo stesso modo oggi il mare al largo della Somalia è solcato ogni giorno da decine di mercantili carichi dell’opulenza di quella parte del mondo ricco e sano.

 

Navi che passano vicino a chi invece, soffre e muore di fame e di stenti. In verità però, una differenza esiste. Quelli di un tempo erano avventurieri in cerca di arricchimento quelli di oggi sono gente che si sono ‘vestiti’ dei panni di moderni filibustieri per necessità, per sopravvivere. Si tratta infatti, di gente semplice, pescatori, per lo più somali, a cui è stata tolta l’unica loro risorsa, la pesca, essendo stato il loro mare depredato dalle grandi multinazionali della pesca ed ora cercano una sorta di rivalsa. L’idea di poter ricorrere a dei moderni corsari è dettata soprattutto dal fatto che le contromisure finora adottate sono servite solo a far diminuire il fenomeno al largo della Somalia e a farlo trasferire anche in altre aree meno controllate, a Nord nell’Oceano Indiano e verso il meridione del mare del Corno D’Africa. Ed ora non basterebbero 500 navi da guerra per controllare un’area che cercano di controllare una ventina di unità. Il fatto che la pirateria marittima è sempre esistita, fin dai tempi dei Fenici, dei greci e dei romani ed è esplosa con la scoperta dell’America, non è certo una scusante. Non è possibile che nel ventunesimo secolo un manipolo di uomini tengano in scacco la comunità internazionale a meno che…. E’ risaputo che anche l’Impero Romano, come oggi la comunità internazionale, approntò una ‘task force navale antipirateria’. Questo però, non impedì che lo stesso Giulio Cesare, da giovane, venisse sequestrato dai pirati e non rilasciato finché non venne pagato un riscatto. Con una differenza però, che Cesare dopo si ripresentò ai pirati e li distrusse. Quello che è invece, oggi impensabile che venga fatto nel mare dei pirati.

 

Purtroppo i Paesi colpiti dal fenomeno sono costretti, per ovvi motivi, a trattare con gli stessi pirati che poi, combattono evitando però, atti di forza. Chi ci ha provato, vedi USA, Francia, Malesia, Corea del Sud e India, l’ha pesantemente pagata. Lo scopo della pirateria marittima ancora oggi è sempre lo stesso ossia catturare un mercantile e il suo equipaggio depredarlo del carico e poi trattare per il rilascio dei prigionieri. Un rilascio sempre successivo solo al pagamento di un riscatto. Riscatto che viene pagato dagli stessi Paesi che si impegnano in costose quanto inutili missioni navali internazionali di pattugliamento anti pirateria nel mare del Corno d’Africa. Un riscatto che poi, va nelle casse delle vari organizzazioni pirate somale, in parte serve per finanziare l’attività criminale degli stessi pirati e in parte vieni gestito da criminali dal coletto bianco. Questi ultimi attraverso network finanziari e bancari internazionali sono in grado di gestire in maniera sempre più proficua questi ingenti guadagni. Si tratta di un fiorente mercato che difficilmente sarà possibile debellare per ovvi motivi. Tanto è vero che nessuno ha mai tentato di intercettare nemmeno il denaro proveniente dai riscatti una volta che navi ed equipaggi sono stati rilasciati. Perché mai? Difficile dare una risposta, ma una cosa è certa nel mare dei pirati scorre un ‘mare di dollari’ a cui in tanti vorrebbero o attingono.

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