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Libia, fra risoluzioni Nato e nuovi raid

ROMA – A quasi due mesi dall’inizio delle operazioni militari in Libia, Tripoli ha vissuto la sua notte più lunga. Intensi raid aerei della Nato hanno colpito più obiettivi sensibili della capitale.

 

 

Le incursioni hanno avuto inizio attorno all’una di notte, prendendo di mira in particolare la zona di Bab Al-Aziziya, quartier generale del leader libico; dall’inizio dell’operazione questa è stata l’azione più dura lanciata dalla Nato contro il regime di Gheddafi.

La Nato ha fatto sapere di avere usato “un certo numero di armi guidate di precisione” per colpire un sito “noto per essere stato attivo fin dall’inizio della repressione del regime contro la popolazione nel febbraio 2011”.
I caccia hanno effettuato oltre 20 incursioni aeree in meno di mezz’ora, distruggendo una caserma e alcuni edifici militari a pochi metri dal bunker di Muammar Gheddafi.
“Secondo le informazioni a nostra disposizione, ci sono tre morti e 150 feriti”, ha detto il portavoce del governo Moussa Ibrahim ai giornalisti presenti sull’autobus che li ha portati a visitare un ospedale dopo i bombardamenti.
Secondo il portavoce, la Nato avrebbe eseguito“tra le 12 e le 18 incursioni contro una caserma della guardia popolare”, risultata disabitata dalle unità di volontari che appoggiano l’esercito.
Il bombardamento è stato lanciato poche ore dopo l’annuncio di Francia e Inghilterra di aver messo a disposizione dell’Alleanza Atlantica elicotteri da combattimento, con l’intento di condurre attacchi al suolo “più precisi”.
Alain Juppé, ministro degli esteri francese, – a Bruxelles per il vertice ministeriale dell’Ue – sottolineava come l’impiego degli elicotteri rientrasse “esattamente nel quadro della risoluzione 1973” del Consiglio di Sicurezza dell’Onu; i mezzi disponibili sarebbero quelli imbarcati a bordo della “Tonnerre”, portaelicotteri d’assalto anfibio salpata da Tolone il 17 maggio.
Nella stessa giornata di ieri, gli Usa avevano espresso un invito formale al Consiglio Nazionale di transizione libico (Cnt) per l’apertura di una rappresentanza diplomatica a Washington.
Jeffrey Feltman, sottosegretario americano agli affari del Medio Oriente, sbarcato a Bengasi, ha annunciato: «Gli Stati Uniti sono decisi a proteggere i civili libici e pensano che Muammar Gheddafi debba lasciare il potere e la Libia».

Intanto a Bengasi è arrivata anche Cathrine Ashton, rappresentate della politica estera dell’Ue. “L’Europa – ha detto – sosterrà la ribellione libica non solamente ora ma fino a quando il popolo lo vorrà”. Qui nella città roccaforte degli insorti la Ashton inaugurerà un ufficio di rappresentanza.
“È  un segnale forte dell’Ue – ha aggiunto che passa dalle parole ai fatti”. Un sostegno quello delle potenze occidentali, ha ribadito il capo del Consiglio nazionale transitorio, Abdul Jalil, che il Cnt chiede soprattutto per la sicurezza delle frontiere.
E proprio oggi, a sorpesa, sui siti jihadisti spunta fuori un nuovo audio messaggio di Al Zawairi, numero due di Al Quaeda che mette in guardia la popolazione in Libia: “la Nato – dice- non è un’organizzazione di buona volontà, ma uno strumento delle potenze egemoniche, che punta a porre fine al regime di Gheddafi, usurpando le ricchezze del Paese”.
Contemporaneamente l’Unione Europea ha annunciato il varo di nuove sanzioni. A Bruxelles i ministri degli Esteri europei hanno esteso le sanzioni contro il regime di Muammar Gheddafi, inserendo nella lista “nera” anche un altro membro dell’entourage del colonnello e una compagnia aerea libica e hanno riconosciuto ufficialmente il Consiglio nazionale di transizione come “interlocutore politico chiave”.
Intanto, l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, il giordano Abdel Ilah Khatib, ha confermato che incontrerà domani a Doha alcuni responsabili del Consiglio nazionale di transizione libico nel quadro degli sforzi delle Nazioni Unite che mirano a trovare una soluzione politica al conflitto in Libia.
L’obiettivo, ha detto Khatib prima della sua partenza da Amman, è proprio quello di “trovare una soluzione politica e applicare le risoluzioni 1770 e 1973 sul cessate il fuoco e la protezione delle popolazioni civili”, ha detto.
Il Cnt rifiuta qualsiasi negoziato con il colonnello Muammar Gheddafi, il cui addio al potere è considerato come una condizione imprescindibile per l’inizio di ogni tipo di trattativa. Khatib ha sottolineato l’importanza “di far pervenire gli aiuti umanitari in tutte le regioni della Libia e di realizzare le ambizioni legittime del popolo libico”.
Per questa ragione continuano, da settimane, gli appelli della Chiesa cattolica per un immediato cessate il fuoco e l’apertura di un dialogo fra regime libico, Nato e ribelli.
Intervenendo all’apertura dell’assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinal Angelo Bagnasco, sottolinea che “oggi l’invocato e improvviso intervento internazionale, ideato sotto l’egida dell’Onu e condotto con il coinvolgimento della Nato, ha fatto sorgere interrogativi e tensioni”.

“Noi crediamo –  aggiunge – che la strada della diplomazia sia la via giusta e possibile, forse tuttora desiderata dalle parti in causa, premessa e condizione per individuare una “via africana” verso il futuro invocato soprattutto dai giovani, ma anche per evitare possibili spinte estremiste che avrebbero esiti imprevedibili e gravi”.
Bagnasco, ricorda che “tutta l’Europa è in debito verso l’Africa, e deve ora operare per non rendere fallimentari gli sforzi di questi popoli in cammino verso approdi più democratici e rispettosi dei diritti dell’uomo”, attraverso misure adeguate alla presente situazione.
L’arcivescovo si chiede  “perché per i missili c’erano soldi e intesa politica”, mentre per i profughi non vi sono né fondi né accordo fra i membri Ue?
Già perché….?

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