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Pirati somali e Savina Caylin: si attivano media e diplomazia italiani

ROMA – Dopo gli ultimi fatti e il drammatico appello telefonico registrato del comandante della ‘Savina Caylyn’ prigioniero in Somalia sembra essersi attivata una certa attenzione intorno alla vicenda che riguarda 5 marittimi italiani. Finora nessuno sembrava essersi occupato della vicenda. In verità sono undici i marittimi italiani ostaggi dei pirati somali.

Si tratta dei lavoratori del mare che facevano parte dei membri degli equipaggi di due navi italiane catturate dai pirati somali, la petroliera, Savina Caylin, l’8 febbraio scorso, e la motonave. Rosolia D’Amato, il 21 aprile scorso. Ad oggi le trattative per il loro rilascio sembrano non essere mai partite. Un fatto questo che ha dato vita ad un braccio di ferro nato tra governo italiano e pirati somali che trattengono in ostaggio navi e uomini. I pirati chiedono soldi in cambio del loro rilascio. L’attenzione attivatasi intorno alla vicenda è stata prima mediatica, dopo mesi di silenzio stampa, e poi diplomatica dopo mesi di ‘black out’ delle informazioni. Oggi è stato reso noto che Margherita Boniver si è detta disponibile per una missione diplomatica nel Paese del Corno D’Africa. “Se utile, sono pronta a una missione politico diplomatica in Somalia per tentare di risolvere questo ennesimo atto di pirateria”, ha detto l’inviato speciale del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, per le emergenze umanitarie. Un gesto che per molti è stato valutato positivamente. Però, c’è da ricordare che l’apporto dato dalla Boniver in un precedente sequestro, quello del rimorchiatore italiano ‘Buccaneer’ e dei sui 16 membri dell’equipaggio, di cui 10 italiani, non fu positivo. Il sequestro avvenne nell’aprile del 2009. In un primo tempo le autorità di Roma incaricarono di negoziare quelle del Puntland, la regione semi autonoma del nord della Somalia lungo le cui coste hanno sede i covi pirati, e lo stesso presidente Abdullahi Faroleh se ne fece carico. All’inizio di maggio poi, Margherita Boniver si recò di persona nel Paese africano e nella capitale Garowe incontro personalità politiche e non. Purtroppo il suo viaggio in Africa fu controproducente. Alla fine infatti, ne nacque una sfida con il governo del Puntland che portò la Boniver a chiedere l’immediata liberazione dell’equipaggio, accusando senza mezze parole il presidente Faroleh di connivenza con i pirati somali, e affermando che qualsiasi atto contro i marittimi italiani sarebbe stato considerato un atto ostile verso l’Italia. Dopo il suo rientro a Roma non ci furono più contatti con il governo di Garowe. Il Buccaneer invece, rimase alla fonda al largo del porto di Las Qurey, di fronte alla costa del Puntland, per altri tre mesi fino al 9 agosto successivo. Fu quello il giorno del rilascio, avvenuto solo dopo che i pirati incassarono un riscatto di 4 milioni di dollari chiusi in 4 sacchi cellofanati consegnati loro in mare, e non certo per i buon servigi della Boniver.

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