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Mine “anti-Fo”. Il Giornale contro il premio nobel. IL VIDEO

ROMA – Nel nostro paese anche scrivere una canzone con valore sociale e culturale, soprattutto nata con l’intento di non guadagnarci, ma di devolvere l’intero incasso ad Amnesty International, può essere fonte di una piccola polemica gratuita. Di cosa stiamo parlando? Del nuovo cd del cantautore romano Luca Bussoletti  “Il Cantacronache”, uscito il 24 maggio in esclusiva come abbinamento editoriale con Il Fatto Quotidiano.

Un disco che nasce davvero con buoni intenti e che fa seguito anche ad un concerto sempre di beneficenza, tenutosi il 20 aprile all’Auditorium Parco della Musica, in occasione dei 50 anni di Amnesty International. Dieci tracce in cui Luca Bussoletti in uno stile, che oscilla tra il pop e la canzone d’autore, riesce ad esplorare e a cimentarsi in temi di carattere sociale, spesso drammaticamente attuali. Il Fatto quotidiano ha scelto di pubblicare il disco dichiarando: “La nostra linea politica è la Costituzione e sosteniamo la pace, la tolleranza e la solidarietà anche attraverso la diffusione del cd di Luca Bussoletti, con il quale contiamo di raccogliere numerosi fondi che devolveremo ad Amnesty International”. Per la realizzazione di questo disco Luca Bussoletti si è avvalso della collaborazione di personaggi del calibro di Dario Fo, con il quale ha realizzato la canzone “A solo un metro” sulle “vittime” delle mine antipersona e di Ascanio Celestini, che ha realizzato un monologo dal titolo “L’aereo di carta” sui cassaintegrati Alitalia, già contenuto nel film “Tutti giù per aria” di cui Luca Bussoletti aveva realizzato l’omonima colonna sonora. La canzone originale del film ha valso a Bussoletti le targhe speciali del “PIVI” al M.E.I. del “Premio Mauro Carratta” e del “Tam Tam Digifest”.

La polemica innescata da Il Giornale nella rubrica “Indiscreto” nasce dal fatto che, nei giorni precedenti l’uscita del disco, alcune agenzie in relazione al contributo di Dario Fo, hanno parlato di una sorta di espressività del Maestro simile al rap. Nella canzone “A solo un metro” Fo in realtà esplica un ruolo di narratore in cui espone i numeri delle vittime (soprattutto bambini) e delle mutilazioni provocate dalle mine antipersona. Inoltre in una video-intervista per la presentazione del disco, Fo si cimenta simpaticamente in un rap improvvisato. Nessuno credo abbia mai pensato che Dario Fo si volesse trasformare in un novello Eminem, ma tanto è bastato per far scrivere al Giornale che Dario Fo “esageratamente e in pompa magna è stato definito rapper ..… induce invece al pisolino, pronunciando frasi generiche sulle mine che anche la Sora Lella avrebbe potuto pronunciare. Zero interpretazione. Zero carica emotiva”. Tutto questo dunque induce a pensare ad un fuoco di sbarramento preventivo sul lavoro di un giovane (da Il Giornale: “Luca chi?”) poco più che trentenne che ha preferito esordire scegliendo un percorso più difficile e sicuramente meno inflazionato di quello dei vari talent show, ma che soprattutto ha scelto di non lucrare.

Il Fatto Quotidiano non ha tardato a smentire le sagaci critiche de Il Giornale “rassicurando” che Dario Fo “rapper non è” e che mai gli è passato per la testa di diventarlo. Certo è che se in Italia parlare di mine antiuomo “induce al pisolino” siamo assai messi male.  Peraltro si può essere indotti a riflettere che la critica nella rubrica de Il Giornale non sia solo rivolta ad un cantautore esordiente, ma sia anche l’occasione per mettere alla berlina Dario Fo. Una pietra miliare della cultura italiana ed europea la cui genialità in tempi non sospetti ha creato un nuovo linguaggio teatrale come il “grammelot”  (non per niente Fo ha meritato un Premio Nobel).
In relazione a questa polemica oggi abbiamo voluto sentire anche Luca Bussoletti che ha però semplicemente dichiarato: “vorrei che fossero il testo della canzone e la musica a parlare per me e gli ascoltatori a giudicare”.

Ecco il link  di “A solo un metro” VIDEO CANDIDATO AL PREMIO AMNESTY ITALIA 2011

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