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I funerali di Yara. Giorgio Napolitano: “Fare giustizia”

BREMBATE (BG) – Sotto un cielo di un azzurro di rara intensità, Brembate di Sopra ha detto addio a Yara Gambirasio. Per salutare la ragazzina di 13 anni scomparsa il 26 novembre dell’anno scorso e trovata uccisa tre mesi dopo, erano presenti tutti gli abitanti del paese dove viveva: in alcune migliaia hanno partecipato ai suoi funerali guardando un maxischermo nel piazzale del centro sportivo da cui la promessa della ginnastica era sparita in un freddo pomeriggio, mentre in palestra, dove si sono celebrate le esequie, il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, diceva che «Yara non è semplicemente morta, ma su di lei abbiamo visto accanirsi il male». «E questo male ha dei volti e noi vorremmo guardarli in faccia – ha proseguito – vorremmo incrociare i loro sguardi per dire: uscite dall’oscurità che sta mangiando anche voi. Il peso della morte di Yara è il peso di una sconfitta che ci fa male».

Accanto alla bara bianca, ricoperta di rose, papà Fulvio e mamma Maura, a tratti abbracciati, oppure mano nella mano, e gli altri tre fratelli di Yara. Un sacerdote ha letto una lettera dei genitori della ragazzina, con i piccoli aneddoti di una vita durata troppo poco. Piccoli gesti di attenzione verso le amiche, i fratelli: «Yara sei immensa – hanno scritto Fulvio e Maura – per quello che hai fatto, per come lo hai fatto, con tanta, tanta, allegria» Il sindaco di Brembate, Diego Locatelli, ha letto un messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha voluto manifestare solidarietà alla famiglia, auspicando che si «riesca a far luce» sull’omicidio. Con i funerali, scrive Napolitano, si chiude «una pagina della tragedia di Yara che ha terribilmente colpito la famiglia e l’intera cittadinanza di Brembate Sopra, profondamente commovendo tutta l’Italia». «Il mio auspicio – ha scritto il capo dello Stato – è, naturalmente, che si riesca a far luce sull’atroce delitto e a rendere giustizia alla memoria della povera Yara: per quanto talvolta il cammino per giungere a tali risultati sia difficile e incerto ne sia l’approdo». Il parroco di Brembate, don Corinno Scotti, ha sottolineato come «il male si vince solo con un bene più grande». «Sono giuste la rabbia e l’indignazione – ha detto – ma per vincere il male c’è solo il bene, non si vince augurando il male agli altri. Yara è un mezzo per farci capire che c’è un bene che unisce, crea fraternità, solidarietà». Ai funerali c’erano anche il procuratore di Bergamo, Massimo Meroni, il pm Letizia Ruggeri, il comandante dei carabinieri Roberto Tortorella e il questore Vincenzo Ricciardi: tutti coloro, insomma, che in questi mesi hanno cercato, finora senza esito, di scoprire chi ha ucciso Yara probabilmente dopo averla presa una volta uscita dal palazzetto in cui era andata a portare uno stereo per una gara di ginnastica ritmica. In palestra rimangono le fotografie di Yara, sorridente, con le amiche della ginnastica. Una di queste ha scritto su un foglio: «Rimani un sogno in questa tragica realta».

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