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MILANO – Partita difficile oggi a Milano con il secondo atto del processo sul caso Ruby. Sono gli “esperti” a guadagnarsi il centro del ring, con Niccolò Ghedini, Legale di Silvio Berlusconi, che parte all’attacco mettendo subito in difficoltà i giudici Milanesi.

In sostanza si chiede in quale veste, o per meglio dire, quale ruolo si ritiene abbia avuto il Premier nei fatti dei quali è chiamato a rispondere. Era pubblico ufficiale o privato cittadino?   Attorno a questa risposta, apparentemente semplice ma dai contorni difficili da spiegare formalmente, ruota il futuro percorso giudiziario che riguarda il Premier. “Secondo la procura Berlusconi pur essendo presidente del Consiglio avrebbe telefonato al capo di gabinetto Pietro Ostuni spendendo la sua qualità di presidente del consiglio, ma lo avrebbe fatto al di fuori delle sue funzioni. Bisogna vedere se si possono scindere le funzioni dalla qualità. E per noi sono un tutt’uno inscindibile”.
Questo signica la possibilità di contestare a Berlusconi il reato di concussione qualora fosse stato ritenuto in quel contesto quale pubblico ufficiale, o addirittura la non sostenibilità dell’accusa e l’inesitenza di reato qualora fosse un Cittadino qualsiasi.

Attraverso ben 16 eccezioni ed una lunga oratoria, l’Avv. Ghedini ha chiesto l’eventuale trasferimento del caso al Tribunale dei ministri qualora fosse ravvisato il reato di concussione. In pratica uno spostamento in ambito politico con il conseguente sfilamento della competenza del caso ai giudici di Milano palesemente contestati sulla legittimità del ruolo.
Udienza quindi molto tecnica, giocata sul filo sottile dell’abilità Forense tanto da scomodare persino lo Statuto Albertino, attraversando procedimenti del recente passato fino ad un altrettanto vicino pronunciamento della Consulta sul legittimo impedimento. Una udienza per addetti ai lavori, con la prevista assenza dello stesso Premier impegnato in Romania che ha comunque “acconsentito” allo svolgimento del dibattito. Tra le varie argomentazioni di Ghedini c’è la sorprendente dichiarazione secondo la quale ci sarebbe stato un “convincimento chiaro e incontrovertibile” da parte dello stesso Berlusconi che Karima el Mahrough (Ruby) fosse la nipote dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak.  A suffragio di questa teoria è stato rivolto l’invito ai giudici affinchè vengano ascoltatoi come testimoni in ambito difensivo i ministri Frattini, Galan, e Paolo Bonaiuti.
A completare la presunta responsabilità dei giudici milanesi si è aggiunta “l’accusa” da parte del Pool difensivo del Premier secondo il quale ci sarebbe stato un “colpevole ritardo” da parte della Procura di Milano nell’iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi. Per l’Avv. Piero Longo, uno dei Legali di Berlusconi, si tratta di un atto “ingiustificabile e in violazione delle norme”.

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