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ROMA – Benedetto XVI ha parlato al dicastero per la Nuova evangelizzazione, nella sua prima assemblea plenaria, il pontefice ha posto agli astanti una riflesione, ed una questione interrogativa, su quale sia l’attuale situazione del cristianesimo nella società: “Viviamo una crisi che marginalizza il cristianesimo nelle esistenze delle persone. Anche chi desidera appartenere alla comunità cattolica viene plasmato da una visione comune distante dalla dottrina”. E aggiunge: “La fede è qualcosa di vivo e totalizzante, capace di assumere tutto ciò che di buono c’è nella modernità”.

Il Papa ha sottolineato l’importanza del ruolo della fede nella società moderna, stigmatizzando la distanza imposta al cristianesimo dai princìpi della vita contemporanea, concludendo la sua analisi con un’amara constatazione e la richiesta di un nuovo dinamismo dei cristiani: “Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede”; i “Cristiani siano credibili”.
Il Pontefice ha poi chiuso il suo intervento proclamando che “l’annuncio nuovo” che i contemporanei attendono dai cristiani presuppone uno “stile di vita dei credenti” che “ha bisogno di una genuina credibilità, tanto più convincente quanto più drammatica è la condizione di coloro a cui si rivolgono”. Tanto più, secondo il Papa, che “Essere cristiani non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante, capace di assumere tutto ciò che di buono c’è nella modernità”.

Come si fa ad essere credibili quando anche i funzionari della “Missione divina”, oltre l’uomo comune, sono racchiusi nelle gomene della contemporaneità? Se quest’ultima è il male endemico dell’uomo come rivestire “di nuovo” il senso di appartenenza degli uomini alla fede e ai decantati valori del buon vivere?
Questo mondo, che è “divenuto adulto” – espressione del teolgo tedesco protestante Dietrich Bonhoeffer -, e che “l’ipotesi di Dio” è andata sempre più relegata ai margini della vita dell’individuo, è in grado di seguire il monito del Papa? Aldilà dei fondamentalismi, dei fanatismi religiosi, al di là delle presunzioni su possibili verità assolute che domandano riconoscimento e validità in terre amiche, e oltre confine, aldilà delle frontiere abbattute in cui, individui, merci, idee, tradizioni e valori sono in continuo movimento, aldilà degli scandali che negli ultimi anni hanno visto la Chiesa sprofondare in tristi vicende, insomma, aldilà di ogni accadimento, questa mondo globalizzato è capace di comprendere il linguaggio della fede? Quale linguaggio deve possedere quest’ultima per attrarre i suoi fedeli? Nello scontro fra fede e modernità il dubbio che quest’analisi cerca di evidenziare è: a chi si è rivolto il pontefice?  ai fedeli? ai legislatori di corte? ad entrambi? Questo conflitto a chi nuoce veramente? Nuoce? Forse è solo una questione accademica uscita per sbaglio dalle stanze dei convitati e che mal si presta alle piazze in fuocate di questa modernità esiliata.

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