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Fincantieri. L’azienda ritira il piano industriale. Vittoria dei lavoratori

ROMA – Gli operai della Fincantieri hanno invaso  questa mattina  la capitale con l’intenzione di portare avanti una protesta contro il piano industriale che prevede la chiusura degli stabilimenti di Sestri Ponente e Castellamare di Stabia, nonché il ridimensionamento di Riva Trigoso.

Insomma, conti alla mano una pesantissima scure pronta a colpire 2.500 lavoratori con le loro famiglie. “Non ci stiamo” avevano ripetuto i dipendenti giunti a Roma in quasi 2mila per far sentire la voce del dissenso, mentre nella sede distaccata del ministero dello Sviluppo Economico in zona Eur sindacati, governo e vertici dell’azienda discutevano sul famigerato piano industriale. Alla fine è giunta la buona notizia annunciata direttamente dall’amministratore delegato Giuseppe Bono, il quale ha ritirato il piano industriale, in modo che si possano – come precisa lui stesso – “esorcizzare le tensioni”. “Il piano presentato nei giorni scorsi non era una novità per nessuno – ha detto Bono durante un tavolo con governo e sindacati – sono una persona che si assume le sue responsabilità, ma con gli attacchi subiti dal tutte le parti, da destra e sinistra, anche la mia forza viene meno”.
Ora, questa decisione consente di fare un passo in avanti studiando un tavolo che non solo eviti la selvaggia privatizzazione ma avvii al più presto un tavolo di confronto per rilanciare la cantieristica italiana con il coinvolgimento dei lavoratori. Uomini e donne che oggi durante il corteo sono stati circondati dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, senza avere la possibilità di entrare o uscire. Non sono mancati momenti di tensione, ma fortunatamente non si sono registrati incidenti, anche se la rabbia era palpabile. “Qui rischiamo il tutto per tutto” ci ha detto un operaio di Sestri Levante rimasto fuori dal corteo – blindato – nel quale nessuno poteva accedere, giornalisti compresi. Un provvedimento forse un po’ eccessivo.
Intanto la politica, appresa la notizia del ritiro del piano si fa sentire.

Per Michele Meta, capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera, “le responsabilità del Governo nella sottovalutazione della crisi di Fincantieri sono gravissime”.  “Si convochi al più presto un tavolo tecnico-politico per la ricerca e l’innovazione – incalza Meta –  che miri a progettare navi di nuova generazione a basso consumo energetico ed ecocompatibili  come quelle a doppia propulsione (elettrica in porto e a carburante in navigazione). Riteniamo inoltre che vada rifinanziata la legge prosciugata dal Governo Berlusconi sulla rottamazione delle navi passeggeri e dei traghetti che in Italia hanno anche 80 anni di servizio sulle spalle.” Ma non solo. L’esponente del Pd chiede anche l’approvazione in Parlamento della proposta di legge  ferma da un anno, che prevede  la costruzione delle cosiddette navi  »mangia petrolio  in grado di intervenire con prontezza al verificarsi di incidenti con sversamento in mare di prodotti petroliferi. “

Diversa la posizione del capogruppo del pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che tuona contro Bono: C”ci deve una spiegazione: egli – proprio alla vigilia delle elezioni – ha proposto un piano del tutto provocatorio dal punto di vista sociale e adesso lo ritira. Una persona responsabile non lo avrebbe neanche avanzato con quei contenuti e in quei tempi”.
Intanto gli operai incassano l’atteso risultato. Per il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero “lo stralcio della proposta di Bono è la vittoria degli operai di Fincantieri che per mesi hanno presidiato i canteri chiedendo il pieno rilancio del comparto navale in Italia”. “Una sconfitta per gli uomini di Confindustria – aggiunge  Ferrero – e delle ricette iper-liberiste a base di casse integrazioni, tagli al personale e dismissioni degli impianti. Ma la cancellazione del piano è anche la vittoria di quelli amministratori locali e di quella parte della società civile che ha compreso che la chiusura degli stabilimenti è la morte lenta ed economica della città che li ospita. Adesso è necessario che tutti gli attori istituzionali, governo compreso, redigano ad un piano industriale credibile per il rilancio dell’intero settore industriale”.

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