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Conti pubblici. La Ue stoppa le illusioni di Berlusconi. Impossibile la riforma fiscale

BRUXELLES – Sui conti pubblici l’Italia non ha margini di manovra, non può permettersi scostamenti dagli obiettivi fissati ed entro ottobre deve varare nuovi interventi a valere sul biennio 2013-2014. Inoltre, servono al più presto riforme per ridare slancio alla crescita, da troppi anni al di sotto della media europea, e utilizzare meglio i fondi Ue. Sono queste le principali raccomandazioni rivolte a Roma dalla Commissione europea in vista della Finanziaria 2012.

In seguito al rafforzamento della governance economica Ue imposto dagli effetti della crisi e all’applicazione del semestre europeo, per la prima volta Bruxelles ha messo nero su bianco in maniera estremamente dettagliata tutte le cose che chiede di fare all’Italia – ma anche agli altri 26 Paesi dell’Ue – per dare vita a un inedito coordinamento delle politiche economiche nazionali che riduca gli squilibri interni, specie quelli tra i Paesi dell’Eurozona. A Roma raccomanda innanzitutto, come ha sottolineato anche il commissario per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, di applicare con rigore il programma di consolidamento dei conti messo a punto per il periodo 2011-2014. Precisando che fino al 2012 esso è «credibile», ma a due condizioni: essere pronti a intervenire, se necessario, con manovre correttive e sfruttare qualsiasi occasione per accelerare il ritmo di riduzione di deficit e debito. «Visto l’alto livello del debito, che nel 2011 arriverà a un livello pari a circa il 120% del Pil – si legge nel documento – il perseguimento di un consolidamento duraturo e credibile dei conti e l’adozione di misure strutturali per rilanciare la crescita sono le priorità chiave per l’Italia». Ed è in questo contesto che Bruxelles raccomanda al governo anche di varare «entro ottobre», come promesso, le misure che devono assicurare il conseguimento degli obiettivi indicati per il biennio 2013-2014. Provvedendo, in parallelo, a fissare tetti «vincolanti» alla spesa pubblica e rafforzando il controllo sulla pubblica amministrazione. Ma il capitolo conti pubblici non rappresenta che la metà delle raccomandazioni adottate dall’esecutivo europeo. Nell’altra parte del documento sono indicate le misure da prendere per fare fronte e superare le «debolezze strutturali», tra cui il divario Nord-Sud, che da molto tempo caratterizzano la nostra economia e che la crisi ha ulteriormente evidenziato.

La ‘lista della spesa’ tracciata da Bruxelles è lunga e parte dalla necessità di riformare il mercato del lavoro rendendolo più flessibile, favorendo l’occupazione dei giovani e delle donne e combattendo il fenomeno del lavoro nero. Ma anche intervenendo sul fronte della contrattazione aziendale poichè, si legge nel documento, «bisogna assicurare che la crescita dei salari sia legata non solo alla produttività ma anche alle condizioni locali e delle aziende». Altro fronte sul quale occorre intervenire è quello della concorrenza nei servizi, che deve fare ulteriori passi in avanti con il varo, entro l’anno, di una legge che tenga conto delle osservazione dell’autorità antitrust. Così come bisogna agevolare le Pmi favorendo l’accesso al credito e ad altre forme di sostegno, nonchè rimuovendo gli ostacoli burocratici. C’è poi l’esigenza di rilanciare la ricerca e lo sviluppo, prorogando le agevolazioni fiscali, e rendere più veloce ed efficace l’uso dei fondi Ue che l’Italia sfrutta in misura assolutamente insoddisfacente perdendo grandi opportunità. L’Italia ha «imboccato la strada giusta: ora deve rispettare gli impegni presi insistendo anche sugli interventi necessari per sostenere la crescita», ha osservato il vicepresidente della Commissione europea responsabile per l’industria, Antonio Tajani. Il capo delegazione del Pdl, Mario Mauro, ha sottolineato che Bruxelles ha riconosciuto «il rigore e il realismo» del governo, mentre per il Pd Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento Ue, la fotografia dell’Italia fatta dalla Commissione è «quella di un Paese spaventato dalla crisi, che naviga a vista, con un’economia reale paralizzata dalla mancanza di riforme»

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