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L’eterno Angelino: segretario o portaborse?

RAVENNA – In attesa che, a norma dell’articolo 52 dello Statuto (sembra incredibile ma lo hanno anche loro), la prossima sessione del consiglio nazionale del PdL, su proposta dell’Ufficio di Presidenza, approvi la modifica che lo eleggerà segretario del partito, il ministro “guardasigilli” Alfano, condannato per la vita ad essere “Angelino”, si esercita in prove tecniche di portaborse… pardon portavoce.

Per il momento, infatti, mancando materialmente la carica, il neo quasi segretario chiamato in causa direttamente dal “Capo”, si esercita a fare i resoconti delle riunioni di coalizione, a cui partecipa, non si sa bene a quale titolo.

“Il rapporto fra la Lega e PdL, tra Berlusconi e Bossi è solido. Andiamo avanti fino a fine legislatura”. Sono queste le parole con cui il quasi neo segretario del PdL, a nome e per conto del “Capo”, ha dato conto alla Nazione del vertice tenutosi, poche prima, nella villa dell’ormai “rossissima” Arcore. “L’attuale Governo – ha aggiunto il “quasi” segretario – formato da un’alleanza solida e robusta, è in grado di guidare una grande potenza europea come l’Italia e di mettere a punto nuove riforme”. Parlando, quindi, dei temi principali affrontati nella riunione, “l’eterno Angelino” si lancia, addirittura in una valutazione di merito sul pareggio di bilancio del 2014 di cui dice: “Abbiamo riconfermato l’obiettivo, e il fatto che tutto ciò andrà fatto secondo i tempi previsti e secondo i vincoli che la Ue ci assegna” e butta lì un’idea, cara al “Capo” sulla possibile riduzione delle tasse.

Se il mondo fosse finito ieri sera, dopo il summit del dopo batosta elettorale, è vero che il povero “eterno Angelino” sarebbe stato ricordato solo come “ultimo guardasigilli” della Repubblica (il primo era stato Togliatti, seguito, dopo molto tempo da Fassino e, addirittura, Diliberto e Castelli. E poi ci si domanda perché la giustizia in Italia sia ridotta così). Avrebbe, però, risparmiato la miriade di figuracce che gli si preannunciano nello svolgimento del ruolo di portavoce del “Capo” il cui astro in declino, e mancando il “guardasigilli” dell’autorevolezza che gli servirebbe a ricoprire il ruolo di segretario, non è grado di “garantirgli” adeguate coperture nei confronti delle numerose fronde in atto oggi nel PdL.

Transeat, infatti, la mancata conferma – che, però, suona come una smentita al ministro guardasigilli – da parte del titolare di Via XX Settembre, Giulio Tremonti, che oggi, per non correre rischi, non solo evita di parlare all’assemblea di ConfCooperative ma, addirittura, di fermarsi con i giornalisti alla cui insistenza risponde: “Non ci provate neanche”. Quindi, sempre scherzando, rivolto alle telecamere dice: “Questa è violenza privata”.

Ma come può pensare, il povero “eterno Angelino” di passare indenne dal confronto con quella vecchia volpe di Casini, a cui dovrà tentare di spacciare la sua “segreteria” come il superamento formale e sostanziale della leadership berlusconiana, a gran voce richiesta dall’intero c.d. “Terzo Polo”  come condizione per la ripresa delle relazioni a destra.

Per vari motivi, non vorremmo essere nei panni “dell’eterno Angelino”. Certo è, però, che quello che più di tutto ci inquieterebbe sarebbe l’invito – che i nostri interlocutori, interni ed esterni al partito – parafrasando un celebre film con Totò, sarebbero tentati di consigliarci circa l’utilizzo della nostra pretesa “carta bianca” consegnataci dal “capo” proprio nel tentativo di riportare all’ovile l’UDC per costruire quella che pomposamente viene definita la “casa dei moderati”.

Sono i rischi dei “portaborse”, Si consoli, il nostro pensando che peggio di lui, molto peggio di lui, stanno il resto degli italiani.

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