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Napoli. La protesta dei precari del Progetto Bros

NAPOLI – “Vulimm ‘o post’ . Questo il grido che si leva dalla folla di disoccupati stabilizzatisi dinanzi a Palazzo San Giacomo. Erano tutti intenti ad aspettare il neo-sindaco per far sentire il loro grido di rabbia. Migliaia di persone specializzate nella raccolta differenziata, bonifiche e riqualificazione del territorio che stanno tranquillamente a casa.

 

Che il neo-sindaco arancione prima o poi si sarebbe scontrato col problema “monnezza” lo sapevamo già, ma certamente nessuno si aspettava che ad attenderlo fuori a Palazzo San Giacomo. 20 milioni di euro è costato il progetto Bros, acronimo di Budget per il reinserimento occupazionale e sociale. Una scelta d’obbligo a Napoli dove c’è assoluta necessità di risolvere due problemi: lavoro e rifiuti.

Napoli produce infatti circa 1500 tonnellate al giorno di cui 200 riciclabili. Se ne recupera insomma circa il 30%. Ma a Napoli non funziona quasi niente, nemmeno la linea2 dell’inceneritore di Acerra, il gioiellino tanto propagandato dalla coppia B&B. Il sistema di smaltimento è lento e le discariche sono sature. Quale miracolo potrà salvare Napoli? Il Sindaco arancione ha affermato che l’unica strada percorribile è un progetto a base di impianti di compostaggio per il riciclo dei rifiuti. Insomma l’unica via di salvezza è una soluzione “verde”, il più “verde” possibile.

 

Per realizzarlo però occorre fare la differenziata. Per fare la differenziata occorre avere il personale per raccoglierla porta a porta. Un problema questo non da poco. Ma la Regione fu lungimirante 2 anni fa quando spese 20 milioni di euro per formare migliaia di disoccupati grazie al progetto Bros. Un progetto che poneva Napoli in linea con le direttive europee. Un progetto voluto fino in fondo che ha sfornato migliaia di uomini esperti in bonifiche e riciclaggio. Un personale valido da impiegare nella raccolta differenziata. Assieme a loro ci sono i volontari del comitato antidiscarica di Chiaiano e le 881 persone retribuite per non fare nulla ed iscritte ai cosiddetti Consorzi di Bacino. In tutto 4000 precari, ma Napoli potrebbe dare lavoro proprio a tutti, l’importante è rendere il sistema efficiente.

I disoccupati del progetto Bros non potevano non appoggiare Luigi De Magistris in campagna elettorale, soprattutto quando annunciò ai microfoni di Lucia Annunziata di voler “impiegare per il porta a porta anche tutti coloro che hanno frequentato i corsi di formazione ma non sono mai stati utilizzati”.  Infatti il personale a Napoli serve così come servono 90 milioni di euro necessari per portare la differenziata al 50%.

 

Una soluzione del genere si prospettava già due anni fa: i precari del progetto Bros infatti hanno creduto fino alla fine di poter essere impiegati nella differenziata, eppure qualcosa non andò per il verso giusto. Bertolaso in collaborazione col ministero del Lavoro lanciò un piano per l’utilizzo dei precari nel settore rifiuti. A quel punto bastava utilizzare le risorse stanziate dal piano regionale per il lavoro. Una soluzione a cui si oppose Gennaro Mola ex assessore all’igiene del comune di Napoli e delegato del sindaco Rosa Russo Iervolino. A quel punto non si utilizzarono più i corsisti braso formati dalla Regione Campania, ma persone assunte dai privati legittimati dall’Asia.

Nel frattempo giacciono ben 800 tonnellate di rifiuti solo nel città di Napoli, ma il progetto iniziale è quello di ridurli a 400 entro il fine settimana. L’incontro con Caldoro, Presidente della Provincia, farà il resto. Nel frattempo il Sindaco ci tiene a sottolineare che il primo presupposto per eliminare l’emergenza è favorire un clima di confronto costruttivo, quello che ci sarà con Caldoro Giovedì 9 Giugno.

 

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