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SAN’A – Dopo l’assalto di venerdì scorso alla sua residenza, il presidente yemenita è stato ricoverato in un ospedale dell’Arabia Saudita.

Il ricovero di Saleh in un ospedale di Ryadh ha consentito che nel paese si raggiungesse una fragile tregua, dopo mesi di violenti combattimenti,  centinaia di morti e dopo aver costretto alla fuga migliaia di persone dalla capitale Sana’a.
Il fatto che la tregua apparentemente regga, alimenta speculazioni e ipotesi sulla possibilità che Saleh torni o meno in patria, dopo 33 anni di governo autocratico.
Per questo il vice presidente ha inoltre offerto di ritirare le truppe dalle zone di Sana’a, come segnale distensivo e propositivo per una possibile risoluzione.

 

I “giovani della rivoluzione” dello Yemen questo punto chiedono un consiglio presidenziale ad interim per governare il paese dopo la partenza di Ali Abdullah Saleh.
In un comunicato, i giovani dissidenti propongono un consiglio che rappresenti “tutte le forze politiche”, il cui compito sarebbe quello di “formare un governo di tecnici, un consiglio transitorio” e di elaborare “una nuova costituzione”.
“La rivoluzione ha realizzato il suo primo obiettivo: la cacciata di Saleh”, affermano i giovani dissidenti, impegnandosi a proseguire le manifestazioni di protesta, fino al “raggiungimento di tutti gli obiettivi” del loro movimento pacifico.
La nota dei giovani yemeniti coincide con un messaggio in cui i leader di Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna chiedono la tregua e promettono sostegno alla transizione.
“Preso atto della partenza del presidente Ali Abdullah Saleh dallo Yemen, esprimiamo il nostro ringraziamento all’Arabia Saudita per averlo accolto sul proprio territorio per prestargli le necessarie cure mediche.
Dopo mesi di difficoltà e violenza che hanno inflitto considerevoli sofferenze al popolo yemenita e provocato pesanti devastazioni, esortiamo tutte le autorità civili e militari e dello Yemen a rispettare la tregua promossa da Re Abdullah di Arabia Saudita”. “Facciamo appello agli yemeniti perché trovino la strada della riconciliazione in uno spirito di dialogo e unità nazionale – proseguono i leader – in particolare sulla base delle proposte avanzate nel quadro dell’iniziativa del Consiglio di Cooperazione del Golfo, alla quale diamo pieno sostegno, così che il popolo yemenita possa scegliere democraticamente il proprio leader.
Siamo pronti a dare tutto il nostro appoggio agli yemeniti in questo percorso”.

 

Stando a quanto afferma il vice Abdrabuh Mansur Hadi il presidente potrebbe rientrare nella capitale yemenita nei prossimi giorni.
Secondo gli osservatori, i sauditi faranno in modo che Saleh non ritorni in patria; ma anche se la sua partenza potrebbe allentare la tensione, la verità è che non c’è alcun piano serio per una transizione politica duratura.
Ed il timore è che, nel vuoto di potere, si scateni un lotta tra le diverse fazioni all’opposizione, che aggiungerebbe un nuovo focolaio di violenza, alle tensioni tribali nel Nord e agli aneliti secessionisti del Sud. 
Scenario che desta preoccupazione sia al consenso europeo che agli Stati Uniti, per questa ragione la Casa Bianca si è messa in contatto con Sana’a.
Il principale consigliere del presidente Barack Obama per la lotta al terrorismo ha parlato con il vice-presidente yemenita, Abd-Rabbu Hadi Mansour, in merito ad un possibile ritorno del presidente; Washington non ha fornito ancora dettagli del colloquio.

 

 

 

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