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I cassaintegrati lasciano l’Asinara dopo 500 giorni

ROMA – «Se loro fanno l’Isola dei famosi, noi facciamo l’Isola dei cassintegrati». E così, prendendo lo spunto dalla tv, i dipendenti della Vinyls presero possesso della diramazione centrale dell’antico carcere sull’isola dell’Asinara.

L’operazione Asinara cominciò, con una quindicina fra lavoratori cassintegrati della Vinyls e disoccupati dell’Eurocoop, il 15 febbraio 2010, salpati a bordo del traghetto Sara da Porto Torres approdarono all’Asinara “Armati” di generi di conforto, coperte e sacchi a pelo, e bandiere del sindacato, il manipolo di naufraghi prese possesso della diramazione centrale del vecchio carcere, a Cala d’Oliva e da quel giorno sono trascorsi circa 500 giorni, fino a quando lunedì pomeriggio una commissione di operai, selezionata dal sindacato, ha avuto l’onore di essere ricevuta dal Presidente della Repubblica, ponendo così termine all’occupazione.
La decisione è stata ufficializzata però solo ieri dai protagonisti della mobilitazione durante una conferenza stampa proprio davanti alla fortificazione costiera aragonese.
“Martedì abbiamo fatto un ideale cambio di testimone col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – ha detto Pietro Marongiu, leader della protesta che ha trascorso 466 giorni all’Asinara – il quale, ricevendoci al Quirinale, ci ha ancora una volta incoraggiati.

Quello che ci ha detto è stato fantastico, stupendo e meraviglioso. Ci ha fatto i complimenti, ci ha incoraggiato a non mollare e pur non avendo il presidente potere esecutivo, potrà dare una linea di indirizzo.
Il presidente Napolitano ha detto che si interesserà di tutta questa faccenda. Noi abbiamo posto tante domande e nessuno ci ha mai risposto, vediamo se al presidente risponderanno”, continua Marongiu.
All’incontro davanti alla Torre aragonese di Porto Torres erano presenti molte delle persone che durante i lunghi mesi della protesta nell’ex isola bunker hanno sostenuto i cassintegrati e ai quali è andato il ringraziamento sincero ed affettuoso degli operai.
“Ieri – racconta ancora Marongiu – abbiamo avuto l’orgoglio di incontrare la persona politica che più di tutti ci ha dato sostegno in questi lunghi mesi: il presidente Giorgio Napolitano, forse l’artefice della conclusione di questa nostra protesta.

Da quando il prefetto di Sassari ci comunicò le parole del Capo dello Stato, che ci faceva i complimenti per il modo in cui portavamo avanti le nostre istanze, abbiamo avuto un grande incoraggiamento morale.
Sensazione rafforzata con il senatore Beppe Pisanu che mi passò il presidente al telefono durante una sua visita nel supercarcere”.
Adesso gli operai sono pronti a nuove sfide, certi che il presidente Napolitano seguirà con attenzione la loro vertenza e gli sviluppi del piano per la chimica verde.
All’inizio erano in tanti gli operai che dormivano nelle celle di quel carcere abbandonato, poi col passare del tempo sempre meno, finché alla fine ne rimase solo uno per tenere in piedi un simbolico avamposto.
Da oggi non ci sarà più nessuno: solo gabbiani e cinghiali a cui l’ultimo occupante dell’isola dava dei nomi (nei suoi poetici diari di lotta) per non sentirsi così solo. Per non impazzire. L’isola dei cassintegrati continuerà a vivere. L’Asinara rimarrà per noi un simbolo di creatività, coraggio, innovazione, ma soprattutto, Rivoluzione, così si è conclusa la conferenza stampa degli ex occupanti.
L’isola dei cassintegrati è stata la dimostrazione che creatività e internet sono due ingredienti fondamentali se si vuole che le vicende vengano a conoscenza delle cittadini sempre più conformi allo stile on-line che ai tradizionali media.

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