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Musica: Napoli melodica si ‘spoglia’ con ‘sotto il vestito… Napoli’

NAPOLI – Si tratta di un disco che ‘spoglia’ le melodie napoletane e le voci a cui le affida, che consegna a giovani talenti il futuro di una tradizione gloriosa e antichissima.

Un concerto che riporta sul palco quelle melodie e sveste le cantanti perché siano protagoniste solo le curve melodiche, che scommette sulla canzone napoletana classica, ma scarnificata da ogni incrostazione oleografica e da ogni retorica, quella kitsch del passato come quella oggi dilagante della contaminazione a ogni costo.

L’album – come il tour che porta lo stesso nome – affida al giovanotto matto Lorenzo Hengeller il compito di mettere a nudo capolavori del passato più o meno remoto e di restituirceli come ballad capaci di sfidare l’ascolto dei tempi nostri.

Canzoni d’amore, morte, sesso e destino, per la produzione artistica di Federico Vacalebre, e le voci in sottrazione di Fiorenza Calogero, Daniela Fiorentino e Lorena Tamaggio alle prese con ballad in cui Di Giacomo convive con Gershwin, gli Alunni del Sole con Cocciante, una fronna ‘e limone con uno shuffle, ma senza confusioni stilistiche, nella ricerca di standard newpolitani che rispettino versi e armonie dell’era d’oro, rintracciando anche quanto c’è di prezioso nella produzione più recente, persino inedita.

Con il pianista Premio Carosone, caro a Fiorello, la Littizzetto e Bollani, ecco le tre giovani chanteuse, sfrontate nella copertina che le mostra senza veli, ma ancor più nei solchi del disco, frutto di una scelta stilistica e di una vocalità fortemente glocal, dove la tradizione è il punto di partenza, la garanzia della consapevolezza da cui ci si muove, non l’orizzonte, non il punto d’arrivo.

Fiorenza Calogero, da Castellammare di Stabia, attrice e cantante, già al fianco di Roberto De Simone e Alessandro Safina, un album uscito sul mercato olandese oltre alla sua discografia italiana, adatta alla sensibilità femminile l’antimachismo di “Rundinella” (Galdieri-Spagnolo, 1918) e rimodula il canto delicato di “Scetate” (Costa-Russo, 1912), prima di tornare sul tema dell’amor tradito con “T’aspetto ‘e nove” (perla melodica di Bonagura e Carosone giocata sulla linea del “Libertango” di Piazzolla con citazione del Morandi di “La fisarmonica” e di quella “Quizàs” cara proprio a Carosone) e a misurarsi con la sensibilità contemporanea di “Uocchie ‘e paura”, scritta dalla Tamaggio, cantautrice della Sanità, nel cui mood spunta di nuovo Morandi, quello di “Occhi di ragazza”.
Daniela Fiorentino, anche lei cantante e attrice, svezzata però da esperienze nei musical e in tv, abituata a esibirsi anche in America, è lo scricciolo di quest’avventura, a cui spetta il ruolo sfrontato di “‘A canzuncella” degli Alunni del Sole, dove stavolta è un uomo a spogliarsi inutilmente, prima di tornare da “chella là”. Per lei sono in serbo una bachiana “Funtana all’ombra” (E. A. Mario), la barcarola dark di “‘Na bruna”, che inizia come un bolero per procedere nella direzione insegnata da Sergio Bruni ma evoca anche la Patty Pravo di “Ragazzo triste”, e “Viene suonno”, ballad pacifista scritta da Hengeller con Roberto Del Gaudio dei Virtuosi di San Martino.
Lorena Tamaggio, nel 2007 come nel 2008 finalista delle Audizioni di Piedigrotta, da cui provengono anche i brani più recenti scelti per il disco, è una Sandie Shaw sensuale e verace, che a piedi scalzi intona l’invito sfacciato di “Adduormete cu mme” (Murolo-Tagliaferri, 1931) e quello più delicato di “Accarezzame” in cui sfociano Puccini e la Gianna Nannini di “America”, prima di affrontare il campionario sadomasochista di una beatlesiana (tendenza“Michelle”) “Indifferentemente” (Martucci-Mazzocco,1963) e misurarsi con un proprio brano, simbolo di un disco strip-tease: “Annura”.

Insieme Fiorenza, Daniela e Lorena hanno partecipato a “Passione”, l’applaudito film di John  Turturro sulla canzone napoletana, intonando il “Canto delle lavandaie del Vomero”, la più antica canzone napoletana conosciuta, nella splendida cornice di Piscina Mirabilis. Il brano è la bonus track del disco, come ricorda lo sticker di copertina che rimanda al successo del film.

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