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Referendum, battaglia psicologica per il raggiungimento del quorum

ROMA – Siamo al “quorum-day”, con Il referendum tanto atteso dagli italiani che si presenta ai nastri di partenza. 
I sostenitori del NO invitano i cittadini che si vogliono recare alle urne a farlo nelle ore mattutine; non è solo per un motivo di libertà di fare poi ciò che uno vuole, come andare “a quel tanto invocato mare”, quanto per il fatto che il dato sull’affluenza mattutina potrebbe incentivare chi ancora non c’è andato a recarsi alle urne. 

A quanto sembra i sondaggi riportano dati positivi per quanto riguarda il raggiungimento della soglia fatidica, mentre gli esperti della comunicazione sottolineano il peso che potrebbe avere, come dicevamo prima, il condizionamento psicologico dei dati di affluenza rilevati entro le ore 12 di domenica.
Berlusconi intanto continua a “parlare” di Referendum; lo fa sorprendendo l’opinione pubblica con dichiarazioni in cui manifesta il suo presunto sbaglio per aver dato indicazioni di non recarsi alle urne. Quale potrebbe essere la traduzione del “Berlusconi pensiero”? In molti sostengono sia un modo per sottolineare ancora l’invito a non andare a votare in modo che, visto il “pericolo indirettamente richiamato”, il cittadino eviti di recarsi alle urne facendo ovviamente mancare il quorum.  

Il mondo della politica organizzata è in fermento. L’opposizione conta sulla coscienza del cittadino invitandolo a guardare al contenuto, al vero motivo per il quale viene invitato a pronunciarsi con un SI ai 4 quesiti; nelle forze politiche della maggioranza permangono di fatto posizioni trasversali almeno per quanto riguarda la partecipazione al voto; con Fini che voterà, a quanto ha dichiarato, “per la modernizzazione” mentre Alemanno ritiene il voto come “un dovere civico”. Stessa cosa per quanto riguarda il Terzo polo, con Casini che sostiene quanto sia “meglio un voto sbagliato che un non voto” con l’aggiunta-invito a votare per il NO.
Ma è poi giusto considerare il referendum in questione come fosse soltanto un battaglia politica? 
A rispondere e rilanciare su questo argomento è lo stesso presidente dell’Idv Antonio Di Pietro, che ha tenuto a sottolineare con forza come “i quesiti non siano né partitici né politici” aggiungendo che il referendum non è l’occasione per “mandare a casa” Berlusconi. In pratica Di Pietro invoca l’attenzione sul contenuto dei quesiti così come proposto dai Comitati promotori, specialmente quelli per l’acqua e nucleare.

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