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MESSINA – Due pericolosissimi reattori nucleari con una potenza di 194 MW a presidio del voto referendario dei napoletani. Da sabato 11 giugno sono approdate nel Golfo di Napoli le unità navali USA componenti il George H.W. Bush Carrier Strike Group, la task force navale salpata un mese fa dal porto di Norfolk (Virginia) e diretta dalla USS George H.W. Bush, l’ultima portaerei della classe “Nimitz”, una delle più grandi imbarcazioni militari mai costruite nella storia, 333 metri di lunghezza, 77 di larghezza e un peso di 104.000 tonnellate. I due reattori nucleari che consentono la propulsione della portaerei sono del tipo A4W (dove A sta per Aircraft Carrier Platform, 4 per quarta generazione e W per Westinghouse Electric, la società statunitense produttrice) e hanno un’autonomia di circa 20 anni.    

Rispetto alle unità della stessa classe, la George H.W. Bush ha un design innovativo che include una torre radar protetta, sistemi di navigazione e di telecomunicazione di ultima generazione, sofisticati apparati di stoccaggio e distribuzione del carburante, servizi semi-automatici di rifornimento e più moderne ed efficienti aree di atterraggio, lancio e ricovero per oltre 70 aerei. L’unità ospita una selva di radar che ne fanno una pericolosissima sorgente mobile di elettromagnetismo: si va dalle antenne di ricerca aerea SPS-48E ed SPS-49(V)5 ed acquisizione bersagli Mk 23 ai radar di controllo del traffico aereo SPN-46 ed SPN-43B, a quelli di aiuto all’atterraggio SPN-44 sino ai sistemi di guida dei lanciatori Mk 91 e Mk 95. Lo stemma della portaerei intitolata al 41° presidente della storia degli Stati Uniti d’America che nel 1991 scatenò la prima Guerra del Golfo, rappresenta le tipologie dei cacciabombardieri imbarcati: si tratta degli F/A-18 “Super Hornet” per l’attacco al suolo e dei nuovi monoposto di 5^ generazione F-35 Lightining II. Ma a bordo della portaerei atomica, come sottolineato dall’alto comando di US Navy, debuttano pure i velivoli di sorveglianza elettronica EA-18G “Growler”.

A bordo del George H.W. Bush Carrier Strike Group sono imbarcati oltre 6.000 marines e il Carrier Air Wing (CVW) 8, il gruppo di volo dell’US Navy con sede a Oceana (Virginia), composto da otto squadroni dotati di cacciabombardieri F/A-18, velivoli per la guerra elettronica E-2C “Hawkeye”,  aerei-cargo C-2A “Greyhound” ed elicotteri MH-60 “Knighthawk” e “Seahawk”. Della task force fanno poi parte quattro unità navali, due incrociatori della classe Ticonderoga (USS Gettysburg e USS Anzio) e due cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke (USS Truxtun e USS Mitscher). Si tratta di imbarcazioni destinate agli attacchi missilistici e alla guerra elettronica: imbarcano i sistemi a lancio verticale MK 41 e i siluri MK 32, più un cocktail micidiale di centinaia di missili MK26, RIM-66 “Standard”, RUR-5 ASROC, RGM-84 “Harpoon”, RIM-66M, RIM-161, RIM-174 “Eram” e finanche i famigerati BGM-109 “Tomahawk”, missili da crociera all’uranio impoverito. Nelle unità sono stati installati inoltre i radar multi-funzioni AM/SPY-1 e i sistemi di combattimento navale “Aegis” dotati degli intercettori anti-missile SM-3, le cui versioni navali e terrestri costituiranno l’ossatura del nuovo scudo stellare voluto dall’amministrazione Obama. Il dislocamento dell’“Aegis” nel Mediterraneo segna la prima tappa del programma di sviluppo di un sistema anti-missili balistici in Europa e in Medio oriente, a cui seguirà entro il 2015 l’installazione dei sistemi Aegis/SM-3 in basi terrestri di Turchia, Romania, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca.

Il George H.W. Bush Carrier Strike Group è giunto nel Golfo di Napoli dopo aver partecipato ad una serie di esercitazioni aeronavali a largo delle coste della Gran Bretagna e della Spagna. Secondo il Comando della VI Flotta della marina USA, la task force nucleare opererà nel Mediterraneo perlomeno sino alla fine del 2011 in missioni di “sicurezza marittima e mutua cooperazione con i partner NATO”, ma la spropositata potenza di fuoco lascia presagire il suo impiego diretto nelle operazioni di bombardamento alla Libia. Successivamente le unità navali si dirigeranno nelle acque del Golfo Persico poste sotto il comando della V Flotta USA in Bahrein.

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