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L’Italia senza nucleare (e senza Franco Battaglia)

ROMA – Per tutta la campagna elettorale, i cittadini sono stati costretti a sentire persone, come Franco Battaglia, che asserivano che a Chernobyl si può andare a vivere benissimo, non essendoci alcun pericolo. Altri, come Chicco Testa, che ne cantavano le lodi perché è l’unica fonte di energia in grado di darci corrente a poco prezzo e far diminuire la nostra dipendenza dagli approvvigionamenti dall’estero. Naturalmente, i nuclearisti non parlavano mai del principale problema: quello delle scorie che, da solo, impedirebbe l’utilizzazione di una fonte così pericolosa e non smaltibile.

Ora, il messaggio chiaro e forte provenuto dagli elettori impedisce a queste persone di parlare ancora. E questo è senz’altro un grande risultato (non vedere più in televisione Franco Battaglia è una delle nostre gioie). Ieri il presidente del Consiglio ha fatto un’ammissione determinante: “Ora saremo costretti ad investire sulle energie alternative”. Ecco: ci voleva un referendum per far capire a lui e alle lobbies dell’atomo (il titolo dell’Enel ha avuto ieri un tracollo) che era necessario proprio fare questo.

Secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, alcune Regioni come Lazio e Toscana, potrebbero, da qui ad un certo numero di anni, essere autosufficienti con vento, fotovoltaico e, soprattutto, con la geotermia, forse l’energia più trascurata nel nostro Paese. Il decano dell’economia ambientale, Jeremy Rifkin, ha dimostrato come un modello efficiente di produzione energetica si basa sulle reti di produzione, piccoli e autonomi centri di irradiazione cittadini in grado di produrre per sé e per gli altri, ricavandone complessivamente un risparmio, oltre alla creazione di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. Certo, ancora per molto dovremo essere dipendenti dall’estero ma, con investimenti mirati e incentivazioni, qualche traguardo sarà raggiunto già fra venti anni.

Dal referendum è uscita sconfitta anche la considerazione più subdola e mistificante dei propagatori dell’atomo. Quella in base alla quale si diceva: “Ma a che serve abolire il nucleare se poi abbiamo una centrale francese a duecento chilometri dal nostro confine?”. Qui bastava utilizzare solamente una parte del cervello e rispondere: “Be’, meglio che averla sotto il sedere!”.

Il vittorioso e democratico ricorso alle urne viene interpretato in queste ore come il risultato della paura e dell’irrazionalità scaturita dal dramma di Fukushima. Come se la paura non fosse un legittimo sentimento umano e come se i “coraggiosi”, sprezzanti del pericolo anche se senza cervello, ideologi della destra fossero in grado di insegnarci a non essere cocci di terracotta contornati da cocci di ferro. Una proposta: acquistiamo un bel bilocale a Chernobyl per Franco Battaglia e Claudio Scajola e attendiamo che ci vadano ad abitare. Per gli eroi dell’atomo non dovrebbe essere un problema. Il loro coraggio è in grado di sconfiggere anche la radioattività.

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