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A Pontida in migliaia a sperare nell’irrealizzabile sogno leghista

Bossi lancia al governo l’ultimatum

ROMA -Il popolo leghista non finisce mai di stupire, specie quando s’incontra al consueto raduno di Pontida, luogo dalle mille contraddizioni, dai proclami che spesso sfiorano l’incredibile. Come quel cartello che un militante teneva  orgogliosamente stretto tra le mani: “Basta con Berlusconi, solo promesse e niente soluzioni”. Oppure “meglio soli che mal acconpagnati”. E per finire: “Maroni, presidente del Consiglio”. Uno slogan, quest’ultimo,  che fino a qualche anno era impensabile, perchè in quel periodo una Lega agguerrita battagliava per l’indipendenza dallo stato centrale della “Roma ladrona”. E oggi migliaia di militanti del Carroccio si sono riuniti nuovamente attorno al loro indiscusso leader Umberto Bossi per ascoltare le sue parole, anzi le sue direttive politiche.
Insomma, qui si tratta di capire non solo il dopo-batosta delle amministrative, ma anche se il governo può reggere ancora,  se i militanti, ormai spaccati, sono ancora disposti a seguire un partito bravissimo a parlare alla pancia della gente, ma alquanto incapace di portare a casa risultati concreti, federalismo escluso. Un bel terno al lotto, perchè la Lega inutile nasconderlo, paga in questo momento lo scotto del suo alleato Berlusconi, proprio l’uomo che un tempo veniva definito un mafioso dallo stesso Senatur.

E oggi sul prato di Pontida c’erano tutti, grandi e piccini, da Roberto Calderoli, al ministro Maroni fino al figlio di Umberto, Renzo detto il trota perchè questa era una prova generale. Bossi – non c’è, dubbio – doveva vedere con i suoi occhi chi è ancora disposto a seguire le sue imprese farneticanti, chi non si è rassegnato all’idea di una probabile secessione. Ma uscire da questo pantano politico non sarà affatto una cosa facile.
Ed ecco allora l’asso nella manica di Bossi, che in extremis lancia un programma personalizzato con tanto di limite di tempo. Sei mesi per l’esattezza per realizzare le riforme della Lega, dopo di che la “premiership di Berlusconi potrebbe anche finire alle prossime elezioni” dice Bossi.

Riduzione del numero dei  contingenti militari all’estero entro due settimane, dimezzamento dei parlamentari e un taglio dei loro stipendi. Stop alle auto blu e un Senato federale entro 15 mesi, spostamento di alcuni ministeri al nord. Sul fronte economico Bossi ha poi fatto sapere al ministro Giulio Tremonti che  se vuole ancora avere i voti della Lega in Parlamento non dovrà toccare gli artigiani e le piccole imprese, altrimento metterebbe in ginocchio il Nord. In pratica sarà necessario rivedere subito il patto di stabilità per quei comuni virtuosi che i soldi ce li hanno. E non è finita. Entro 30 giorni La Lega chiede che venga attivata dal governo la procedura per l’attribuzione di ulteriori forme di autonomia alle Regioni che l’abbiano richiesta.Chiede  l’approvazione di misure per la riduzione delle bollette energetiche, la riforma del patto di stabilità interno per i comuni e per le province, il taglio dei costi della politica, il finanziamento e il trasporto pubblico locale  e le prime norme per l’abolizione delle ganasce fiscali e delle misure vessatorie di Equitalia nei confronti dei cittadini. Entro 60 giorni il Carroccio vuole poi l’approvazione della metodologia per la definizione dei costi standard da applicarsi alle amministrazioni dello Stato. Entro l’estate di quest’anno il partito di Umberto Bossi chiede l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri della proposta di legge della riforma fiscale e la sua approvazione definitiva in Parlamento entro la fine dell’anno. Entro l’autunno del 2011 il Carroccio chiede che sia trovata poi una soluzione definitiva del problema delle quote latte e degli aspetti contributivi di tutto il comparto agricolo. Entro la fine dell’anno il partito di Umberto Bossi, vuole l’approvazione definitiva del Codice delle autonomie.

E infine per mantenere vivi gli obiettivi di un tempo il senatur torna alla carica invocando la libertà e l’indipendenza della Padania. Insomma l’agognata secessione, unica parola capace ancora d’infervorare il padano doc del profondo nord. Per questo Bossi aggiunge: “è illusorio pensare che la Lega non possa andare avanti anche da sola. La Lega è ancora molto forte è può contare sul 10 per cento a livello nazionale. Da oggi andremo a testa bassa sul territorio, verrò a trovarvi ovunque e decideremo tutti assieme, senza dare nulla per scontato e può anche darsi che alla premiership di Berlusconi la Lega possa dire no”.

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