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‘Caravaggio, Giordano Bruno e l’invisibile natura delle cose’ di Anna Maria Panzera

L’Asino d’oro Editore; Collana Le Gerle – pagg. 180 – Prezzo: 20 €

Sembra venire da lontano il pensiero di Anna Maria Panzera, espresso nel suo ultimo lavoro, ‘Caravaggio, Giordano Bruno e l’invisibile natura delle cose’, che è stato presentato venerdì scorso nell’affollatissima Sala Forum, nel Palazzo delle Esposizioni di Roma.
L’autrice è insegnante e storica dell’arte, ha collaborato, con alcune istituzioni museali, come il Museo Provinciale Sigismondo Castromediano, la Pinacoteca d’Arte francescana ‘Roberto Caracciolo’ di Lecce, ad attività di ricerca, didattica dell’arte e formazione. A partire dal 2004, collabora con i Servizi educativi di Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale di Roma. In questo contesto ha preso parte alla pubblicazione del secondo volume della collana ‘Educare all’Arte’, editore Electa, Milano 2009. Oltre a numerosi articoli, su periodici e riviste scientifiche, ha pubblicato ‘Caravaggio e Giordano Bruno fra nuova arte e nuova scienza. La bellezza dell’artefice’ , Fratelli Palombi, Roma, 1994,  e ‘La basilica di S.Cecilia in Trastevere’ , Nuove Edizioni Romane, 2000.

Come si diceva, il pensiero della Panzera su Caravaggio e Giordano Bruno, e di conseguenza sulla ribellione che caratterizza i due daimones, sembra venire da lontano, forse dalla stessa ‘ombra’ da cui sono scaturiti i pensieri e le immagini del filosofo nolano e del pittore lombardo. L’autrice da tempo sta cercando, caparbiamente, la matrice originaria della ribellione e della creazione artistica, per lei indissolubili: “Ma il punto in comune più stringente fra Bruno e Caravaggio è nel reagire al soprannaturale in nome della religione naturale”. Questo scriveva la Panzera nel suo primo libro su Caravaggio e Bruno del 1994, sopra citato, introducendo il tema della reazione, e quindi della ribellione; inoltre, nel 2003, aveva inventato il titolo ‘Ribellione, la prima arte’ per una manifestazione multidisciplinare tenutasi a L’Aquila, dove era stata relatrice con un suo intervento sul Manierismo, nel quale parlò di questa corrente pittorica caratterizzata da profonde contraddizioni, tra appelli alla tradizione ed aspirazioni alla ribellione.
Con questo suo lavoro l’autrice sembra essersi spinta ancora più in là nella sua ricerca, in quanto ora ci racconta della ribellione di Bruno e Caravaggio non solo al soprannaturale, ma anche al naturale, al già dato: “Ribellione alla natura che preesiste a loro”. Come afferma l’autrice, la ribellione del pittore e del filosofo, ad ogni forma non immaginifica, trova espressione nelle loro opere come reazione al non umano: non umano presente nella natura o umano assente negli esseri umani.

“Il nostro intendere (…) o è fantasia o non è senza fantasia” scriveva Bruno come a rivendicare la sua ribellione alla natura data, e al modo di percepirla, che preesiste al suo pensiero, e che il nolano riesce ad immaginare, e quindi a vederne il contenuto latente,  diversa grazie alla fantasia che gli permette di aprire quella che egli chiamava “la cripta della verità”.
E per mostrare la sua assoluta adesione al principio di ribellione, come unico mezzo che permette, rifiutando il principio di mimesis aristotelica, di vedere l’invisibile natura delle cose e di rappresentarla, che l’autrice cita Stefan Morawzki “ … l’artista nasce nella lotta contro le forme compiute, già esistenti, sulle quale deve trionfare, Queste forme sono per lui più vive della vita stessa. Sono esse a costringerlo a prendere la grande decisione: diventare un epigono o creare nuove, originali forme”.

Questo importantissimo libro senza dubbio esce dai canoni tradizionali della Storia dell’arte e della Storia della filosofia, è anch’egli ‘un ribelle’ che, come dice Claudio Strinati, nella sua prefazione, mostra “… l’affermazione di quella “natura umbratile del genere umano” che entrambi ( Bruno e Caravaggio) condividono”. Ed è proprio questo elemento umbratile del filosofo nolano e del pittore lombardo che la Panzera indaga con feroce passione. Come si è visto anche durante la presentazione del libro, la Panzera è una ricercatrice appassionata, e ‘affascinata’ – nell’accezione che Bruno da alla parola ‘fascinazione’ nel suo ‘De vinculis in genere’ – ai due eretici del pensiero e della forma artistica da vincoli invisibili,  che la avviluppano a loro in una mescolanza ‘sacrilega’, dalla quale nascono nuove e originali idee sulla loro opera, inscindibile dalla loro realtà umana, vissuta all’estremo confine del possibile: “ …entrambi svilupparono la certezza di potere, di sapere affrontare la spinta contraria ai tempi, e in questa affermazione riposero la loro esistenza, in un convergenza totale di arte, filosofia e vita. Che erano una cosa sola, perché per entrambi immaginare era la vita stessa”.

Ascoltando e leggendo Anna Maria Panzera, si entra in un mondo altro, e accade di percorrere una strada di sogno che porta negli ‘infiniti mondi’ intuiti da Giordano Bruno, o ad intravedere, nell’ombra creata da Caravaggio, “l’invisibile natura delle cose’ che si mostra al nostro sguardo, per pochi istanti, per poi tornare a nascondersi … “Non rifugiarti nell’ombra” scriveva Montale.
Caravaggio e Giordano Bruno, nella loro troppo breve vita, si sono sfiorati: Caravaggio viveva a Roma quando Bruno era nelle carceri dell’Inquisizione. È possibile che entrambi sapessero dell’esistenza dell’altro. Di loro sono rimaste le opere, dei loro detrattori e carnefici non è rimasto nulla.

Questo coraggioso e originale lavoro della Panzera, fa rivivere la loro opera, facendola emergere, con nuove luci, dall’oscurità, come successe ai personaggi che popolano i dipinti di Caravaggio.

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