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Libia. La Nato ammette la colpa per i raid contro i civili

TRIPOLI – La Nato ha ammesso gli errori: negli ultimi raid a Tripoli ha sbagliato bersaglio, causando vittime civili. Anche giovedì scorso ha dovuto fare il mea culpa, per i bombardamenti vicino al centro petrolifero di Marsa el-Brega: gli aerei alleati avevano per errore colpito una colonna delle milizie schierate con le forze di opposizione libiche.

Pur precisando che l’episodio «era avvenuto in un’area di conflitto» tra insorti e lealisti, dove dunque era possibile una certa confusione, l’Alleanza in un comunicato esprimeva il «rammarico per ogni eventuale perdita di vite umane o ferimento causati da un così malaugurato incidente».
Ieri sera il nuovo errore di mira: una casa distrutta in una quartiere orientale di Tripoli con nove morti, tra cui due bambini, e 18 feriti.
L’annuncio riportato da una nota, precisa che l’errore potrebbe essere stato causato da un malfunzionamento tecnico: l’obbiettivo prescelto era un sito missilistico situato della capitale, ma pare, che un’arma non abbia raggiunto l’obbiettivo prestabilito per via di un guasto.

 

Il generale Charles Bouchard, comandante in capo dell’operazione Unified Protector, oltre a esprimere il proprio rammarico per l’incidente, sottolinea che nell’attuale campagna è sempre stata posta la massima attenzione nel “condurre attacchi contro un regime deciso a usare la violenza contro i propri cittadini”.
“Anche se stiamo ancora cercando di stabilire con esattezza quanto accaduto, sembra proprio che l’incidente sia stato provocato da un errore di sistema”, ha aggiunto il generale.
Il viceministro libico degli Esteri, Khaled Kaim non lesina critiche all’Alleanza Atlantica: “si è trattato di un attacco intenzionale contro edifici civili, un altro segno della brutalità dell’Occidente”.
Per rincarare la dose, il portavoce del regime libico, Mussa Ibrahim, ha affermato che un raid a Sorman, 70 chilometri a ovest della capitale, avrebbe colpito una residenza di un amico del colonnello Muammar Gheddafi causando “molti morti, fra cui dei bambini”
Un gruppo di giornalisti sono stati accompagnati a vedere delle macerie, nel quartiere di Al-Arada, e poi nell’ospedale dove sono stati condotti delle vittime, fra cui due bambini.

“Il rischio di fare vittime civili è un qualcosa che non va assolutamente bene”, ha affermato dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, al suo arrivo a Lussemburgo per la riunione dei capi delle diplomazie dei 27.
Intanto il ministro del Petrolio e delle finanze del Consiglio Nazionale di transizione in Libia, Ali Tarhouni, ha annunciato: “Noi non abbiamo contanti. Stiamo esaurendo ogni risorsa. È un fallimento completo; forse i paesi occidentali non capiscono, o forse, semplicemente, non sono interessati alla risoluzione in terra libica, di fatto, l’Occidente di non mantenere le promesse fatte ai ribelli”.
Tarhouni poi aggiunge allarmato: “Non stiamo producendo petrolio per i danni. E non mi aspetto che la produzione riprenda a breve. Le raffinerie non hanno greggio, quindi non riescono a lavorare”.
Il Cnt sta ora trattando con diverse compagnie straniere per una futura cooperazione, come la tedesca Wintershall e la francese Total, collaboratrici in passato del rasi.

 

 

 

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