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Ministeri e decreto sviluppo avanzano malgrado le critiche

ROMA – Dopo l’accordo notturno sulla “questione” dei ministeri al nord il governo incassa alla Camera 317 sì alla fiducia, 293 no e 2 astenuti sul decreto sviluppo, ma dimostra ancora una volta di navigare a vista. Sono troppi i “se” e i “ma” che cercano di far quadrare un cerchio che assomiglia ogni giorno di più ad un quadrato. Ancora una soluzione “pasticciata” che prevede che al nord siano spostasti solo uffici di rappresentanza, sebbene siano uffici operativi!

Se non fosse stato chiaro si evidenzia ancora una volta come il Pdl sia chiaramente ostaggio della Lega e pur di non passare nuovamente attraverso il pronunciamento dei Cittadini cerca soluzioni che sono comunque confuse e non chiare.
Il sindaco di Roma Alemanno, prima punta contro lo spostamento dei Ministeri, sembra aver dato il suo placet. Nell’accordo si sottolinea il fatto che non devono esserci costi aggiuntivi in questa operazione. Già questo basterebbe per sollevare perplessità e interrogativi. Come si può pretendere di delocalizzare uffici ministeriali senza che questo non comporti una spesa?

Come se non bastassero i dubbi già presenti, è lo stesso Alemanno a ricordare che il programma elettorale dell’attuale maggioranza prevedeva l’abolizione delle province che costano allo Stato 4 miliardi di euro; operazione oggi bloccata dalla Lega che ha focalizzato la sua attenzione sullo spostamento dei Ministeri. Si rinuncia quindi ad un risparmio di 4 miliardi di euro solo per delocalizzare solo uffici di rappresentanza? Senza ulteriori spese?
L’arte persuasiva di B. (ormai ribattezzato tale dagli emuli di Travaglio) è oggi incentrata nel passaggio al Senato, proprio sull’insostituibilità del rapporto Lega-Pdl, sulla forza di questo governo (che solo Lui vede) e sulle garanzie che solo l’asse politico indicato può garantire sicurezza agli italiani.
La realtà è comunque quella che come sempre rende “tangibile” la realtà e dopo aver incassato la fiducia sul decreto sviluppo, e nonostante i tanti mal di pancia sulle 14 modifiche nel maxiemendamento, il Premier si avvia alla conclusione di una giornata che lascia il paese ancora in una situazione di estrema incertezza.
Il coro nell’opposizione è stato unanime ma non solo, visto che a questa si sono unite le voci molto critiche di Fini, che ha definito “una furberia tattica” quella della Lega sui ministeri, e di Casini che l’ha bollata come “una buffonata”.
Se i numeri hanno però vinto ancora una volta altrettanto non si può dire della vera situazione politica di una maggioranza che sembra far di tutto per non far “vedere” la grave situazione in cui versa l’Italia. Moody’s (l’Agenzia di rating Internazionale) declassa 23 enti pubblici e la via della Grecia non è poi tanto lontana.

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