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Mobilitazione nazionale per il welfare: “Basta tagli, ora diritti! Sussidiarietà, non scaricabarile!”

ROMA – È stata organizzata per giovedì 23 giugno la giornata di mobilitazione nazionale per il welfare indetta da Il Forum del Terzo Settore e la campagna I diritti alzano la voce. L’obiettivo è di riportare l’attenzione sulla centralità della persona e la tutela dei diritti di cittadinanza. L’evento nazionale si terrà a Roma, in piazza Montecitorio, dove sarà allestito un presidio a partire dalle ore 11.00. Ma eventi simili sono previsti anche in altre città d’Italia.

“Il Paese sta attraversando una grave crisi. I tagli massicci alla spesa sociale decisi dal Governo non sono la risposta giusta, occorre piuttosto una riforma del welfare e un investimento nello sviluppo sociale” fanno sapere gli organizzatori. È di nuovo un appello, questa volta dai toni decisi e serrati, quello rivolto dalle organizzazioni del Terzo Settore al Governo italiano, colpevole di tagli indiscriminati a danno di politiche sociali giuste ed efficienti. Dal 2008 si denunciano tagli pari all’80%. I più colpiti sono ancora una volta le fasce deboli. I licenziati e i messi in cassa integrazione soffrono più degli altri di questi tagli che non garantiscono nemmeno il minimo di assistenza che un paese dovrebbe garantire. Ad aggravare la situazione la possibilità di ulteriori tagli annunciati dal ministro Tremonti al solo scopo di bilanciare i conti. Le politiche sociali rappresentano un investimento nel futuro. Limitando i servizi e l’accesso al welfare, in questo periodo di crisi, si rischia di compromettere il delicato equilibrio di migliaia di famiglie. E di conseguenza delle future generazioni.

“Le decisioni assunte anche recentemente dal Governo, a cominciare dai tagli pesantissimi ai fondi nazionali per le politiche sociali, stanno aggravando ulteriormente una situazione già molto difficile. I diritti fondamentali non sono più garantiti in molte parti del paese, servizi rilevanti vengono tagliati a causa delle sofferenze di bilancio subite da Regioni ed Enti locali. Il dibattito pubblico, la politica e i media non sembrano avvertire con la necessaria urgenza e forza una questione che riguarda la vita di buona parte degli italiani. Le organizzazioni sociali sono strozzate dai ritardi nei pagamenti dovuti dalla Pubblica amministrazione, che le costringono a indebitarsi ulteriormente e, in diversi casi, a chiudere i servizi”.

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