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Obama fa i conti e prepara il ritiro dall’Afghanistan

WASHINGTON – Ormai è certo, l’America si sta preparando al ritiro sia pur graduale dall’impegno bellico in Afghanistan.
Si attendono solo i numeri attraverso i quali Obama indicherà, questa sera in una conferenza prevista per le ore 20 (ore 2 di notte circa in Italia, ndr ) le modalità del ritiro delle truppe Statunitensi.

Possiamo ipotizzare mille congetture e scomodare chiunque ma ciò che riporta il New York Times è indiscutibile, le guerre costano, specialmente se non portano guadagno.

Obama si sta preparando per il secondo mandato e le cifre non giocano a suo favore. Il tasso di disoccupazione degli States rimane elevato, oltre il 9 per cento, e gli altri dati sulla sua gestione “dell’economia domestica” non sono confortanti.  
Lunedì scorso dalla Conferenza dei Sindaci degli Stati Uniti era già emerso con forza lo scontento e la preoccupazione sulla questione economica del paese, e proprio gli Stessi avevano dichiarato apertamente i loro dubbi sul fatto che le tasse dei contribuenti dovrebbero servire per pagare i ponti a Baltimora e Kansas City piuttosto che Baghdad e Kandahar.  
Il giorno seguente in Senato il Senatore Joe Manchin III, democratico del West Virginia, è stato lapidario nel dire che “non possiamo più, in coscienza, tagliare servizi e programmi a casa, aumentare le tasse o alzare il tetto del debito per finanziare nation-building in Afghanistan. Abbiamo scelto di ricostruire l’America o in Afghanistan? Alla luce del pericolo fiscale della nostra nazione, non possiamo fare entrambe le cose”.

La spesa per la guerra in Afghanistan è salita alle stelle da quando Obama è entrato in carica, toccando il tetto dei 118,6 miliardi dollari nel 2011. L’incremento si è rivelato notevole dai 14,7 miliardi dollari nel 2003, quando il presidente George W. Bush aveva impegnato le risorse americane per la guerra in Iraq.  
A quanto sembra, anche quando Obama avrà ritirato il grosso delle truppe dall’Afghanistan, gli americani dovranno ancora pagare il conto per anni, ha sostenuto William R. Keylor, un professore di relazioni internazionali alla Boston University.

Ciò che Obama dirà questa sera sarà probabilmente frutto dell’ accordo tra politica e vertici militari sulle modalità di “uscita” da questa ennesima ed inutile guerra.
Da una parte gli stessi democratici che spingono per un ritiro graduale ma consistente (si parla di 10.000 soldati  già nel primo step) mentre i vertici militari consiglierebbero una riduzione ancora più diluita nel tempo con scaglioni di 3/4mila soldati per non rischiare di compromettere tutto ciò che è stato fatto finora.
Si agita anche dalle Nostre parti lo spettro di Bin Laden e dell’inutilità della permanenza militare una volta che il “pericolo pubblico numero uno” è stato ucciso. In realtà si continua a ingannare la Gente con falsi problemi.  I dati riportati dal New York Times non sono quelli di un giornale fazioso o filo politico, quanto piuttosto una realtà con cui dover fare i conti.  Aspettiamo quindi il “verdetto” di Obama che scioglierà ogni dubbio in proposito, anche se ormai il dado è tratto e si tratta solo di conoscere i dettagli.

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