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The doors. Un documentario per non dimenticare Jim Morrison

ROMA – “When you’re Strange” il documentario sui Doors di Tom Di Cillo, prodotto nel 2009 negli Stati Uniti è arrivato (con un po’ di ritardo) il 21 giugno anche in Italia. Il titolo del film deriva dal verso di una canzone scritta da Morrison nel 1967 “People are strange” (People are strange when you’re stranger faces look ugly when you’re alone…. When you’re strange faces come out of the rain……)

Il documentario non resterà a lungo nelle sale cinematografiche e già il 3 luglio, per i quarant’anni dalla morte  di Jim Morrison,  sarà trasmesso su Studio Universal alle 21.15, per poi essere disponibile dal 6 luglio in dvd per Feltrinelli Real Cinema, con allegato il libro “I giorni del caos” di John Demonico basato sui dossier aperti da Cia e Fbi proprio sul  caso Morrison.

La versione americana del documentario si arricchisce della voce narrante di Johnny Depp, mentre nella versione italiana il compito di narratore è stato affidato a Morgan che, per quanto possibile, ha cercato anche di personalizzare il testo del racconto.

La storia dei Doors (il nome deriva da un verso  di  W. Blake in cui il poeta inglese parla di “doors of perception”) è essenzialmente la storia di Jim Morrison e della sua capacità sciamanica di trasformare ogni concerto in una pratica rituale, in un atto drammatico e liberatorio, quasi in una cerimonia con sue formule specifiche e il suo climax. Morrison è l’autore della quasi totalità dei testi del gruppo, oltre che di alcuni scritti attraverso i quali si costruiscono  e delineano  le sue personali concezioni estetiche talvolta illuminanti altre volte aggressive e visionarie e in cui l’arte finisce per essere scambiata con la vita stessa.
In un epoca in cui molti gruppi rock cantavano di amore, di pace, i Doors pur non essendo mai avulsi dal contesto sociale (“la musica non può che riflettere ciò che è intorno a noi” J.Morrison) in realtà suonavano tutt’altra musica, esprimendo l’aspetto più scuro e tormentato della nascente controcultura. Il gruppo dei Doors risulta quindi diverso sia nella storia sia nella sua espressione musicale dagli altri complessi californiani.

Il documentario di Di Cillo è appunto la narrazione della nascita del gruppo dai suoi esordi fino alla tragica fine di Morrison (Parigi il 3 luglio del 1971), sullo sfondo di un’America a metà anni ’60 in cui nuovi valori culturali (o controculturali) si affermano  con coscienza critica del funzionamento del “sistema” americano. Non si discosta per molti versi dal precedente film di Oliver Stone  “The Doors” del 1991, pur evidenziando quell’aspetto più romantico e forse meno oscuro e “maledetto” della personalità di Jim Morrison.

Comune è ovviamente l’inevitabile focalizzazione sulla figura carismatica di Morrison più marcata sicuramente nel film di Stone. Nel film di Di Cillo infatti maggiore è l’attenzione riservata al rapporto di Morrison anche con gli altri membri del gruppo.  Ovvio è che la personalità di Morrison risulterà  sempre e comunque schiacciante e gli altri componenti della band sembreranno sempre svolgere, sia pure con “diligenza”, un puro ruolo di spalla, accompagnando la voce e la costruzione visionaria del loro leader. Anche l’arco temporale della narrazione è più o meno lo stesso, ma i riferimenti alla storia americana e al contesto sociale in cui il fenomeno è esploso, trovano nel film di Di Cillo maggior spazio; il docufilm ci riporta infatti dritto all’era che va dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy fino alla guerra del Vietnam.
Differente ovviamente è la ricostruzione narrativa che in questo caso si realizza non in forma di finzione, ma documentaria ed è impreziosita da filmati originali e da scene finora inedite, tra cui spezzoni tratti dai due tentativi di film sperimentali realizzati da Morrison quando era ancora studente all’U.C.L.A.
Quello di Di Cillo è un film che in realtà non accresce né diminuisce il mito di Morrison, semmai lo completa, a volte lo “umanizza” mettendo in luce anche alcune “timidezze”, ma è una testimonianza che la leggenda si è fondata  anche sui fatti.

 

Trailer

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