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Obama conferma il ritiro dei soldati dall’Afghanistan tra dubbi e perplessità

ROMA – Tutto secondo copione. Obama ha spiegato questa notte (ore 2 italiane, ndr) all’America i motivi e i dettagli del ritiro delle truppe Statunitensi dall’Afghanistan. “Per l’America è tempo di concentrarsi sulla costruzione della nazione qui a casa.” Questo è forse stato il passaggio più “credibile” delle dichiarazioni del Presidente. Perplessità destano invece le affermazioni secondo le quali, dopo la morte di Bin Laden, l’Afghanistan non rappresenta più una base logistica pericolosa legata al terrorismo.

Obama ha annunciato l’intenzione di ritirare 10.000 soldati dall’Afghanistan entro la fine di quest’anno. I restanti 20.000 soldati lasceranno entro la prossima estate; si parla quindi di circa un terzo dei 100.000 attualmente nel paese. Il ritiro avverrà con ritmo costante fino a quando gli Stati Uniti non avranno passato la gestione della sicurezza alle autorità afgane, e ciò avverrà presumibilmente nel 2014.  Ai dettagli sul ritiro delle truppe hanno fatto seguito considerazioni sui costi “di gestione” e sulla situazione che mal si concilia con l’esigenza (economica) interna dell’America.

Un’inversione di tendenza che pochi forse si sarebbero aspettati. Obama ha snocciolato cifre e particolari a sostegno di un risultato portato avanti dall’Intelligence che ha premiato maggiormente la lotta al terrorismo più della stessa guerra.  “Fuori tempo” o piuttosto, come sostengono gli analisti americani, l’ammissione di aver raggiunto un limite massimo oltre il quale il rischio supera l’eventuale risultato?  A salvare apparentemente la politica Americana in Afghanistan continua ad essere l’uccisione dello stesso Bin Laden.  Resta il fatto che il bilancio di questa guerra, come quella portata avanti a suo tempo in Iraq, consegna ancora una volta i dati in rosso!
Sono in molti a considerare la decisione di Obama come una vittoria per il vice presidente Joseph R. Biden Jr., che ha a lungo sostenuto la necessità di limitare l’operazione militare in Afghanistan. 
La macchina bellica Americana si trasforma lasciando maggior spazio a operazioni segrete del tipo che gli Stati Uniti stanno conducendo in Pakistan, Yemen e altrove. Incremento di azioni “mirate” e riduzione drastica di impiego militare tradizionale.

Movimenti e spostamenti di ruolo anche ai vertici militari, con il generale Petraus, principale sconfitto di questa avventura Afghana, che viene nominato capo della CIA. 
Perplessità anche da parte del Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton che non ha mancato di esprimere riserve circa l’entità delle riduzioni. Non è un momento felice per Obama; anche il presidente del Comitato Servizi Segreti della Camera, Mike Rogers, repubblicano del Michigan, non si è tirato indietro dicendo che “Il presidente sta cercando di trovare una soluzione politica con una componente militare, quando è necessario fare il contrario”.
Ma la decisione del Presidente è ormai confermata tanto che il suo discorso dovrebbe essere stato consegnato all’alba di oggi, giovedì per Kabul, allo stesso Presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai il quale dovrebbe riprenderlo e farne oggetto di altrettante dichiarazioni nella giornata odierna.

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