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Professione lobbista. Chi sono e cosa fanno. Intervista a Giuseppe Mazzei

ROMA –  Paese che vai lobbista che trovi. Tempi duri questi per chi ne ha fatto una professione. Giorni di P2, P3, P4 e di dibattito. Chi è un lobbista? Che mestiere fa? Di cosa vive? Dazebao ha incontrato Giuseppe Mazzei, Presidente de “Il Chiostro”, la prima associazione in Italia che li riunisce e che vuol promuovere la cultura, la pratica e la regolamentazione della trasparenza nella rappresentanza degli interessi.

Faccendiere e lobbista: sono la stessa cosa?
Il lobbista  non è un faccendiere. Non si occupa di fare intermediazione di affari né, tanto meno di trafficare in maniera oscura e sottobanco per far lievitare i soldi per sé e per altri, evitando le normali procedure per la conclusione di business.

Quindi come possiamo definire l’attività di lobbying?
E’ l’attività di rappresentanza di interessi, profit e non profit, presso coloro che adottano decisioni all’interno dei vari livelli delle istituzioni pubbliche:Parlamento, Governo, Autorità Indipendenti, Pubblica amministrazione, Regioni, Provincie e Comuni.

Quanti lobbisti operano in Italia?
I lobbisti consapevoli di svolgere questa attività sono almeno 2.000,quelli che fanno i lobbisti, ma non lo sanno-lobbisti inconsapevoli- sono alcune migliaia (5-10 mila). Poi ci sono orde di lobbisti abusivi che scimmiottano o umiliano la professione, mescolandola con pratiche non trasparenti al limite e, a volte, oltre il limite della legalità. Occorre fare piazza pulita di quest’ultima categoria, con una legge di regolamentazione.

A Bruxelles sono accreditati 1.793 lobbisti e in circa il 43% dei casi si tratta di gruppi italiani. Una percentuale che impressiona…
In realtà i lobbisti accreditati sono una minoranza rispetto a quelli che effettivamente operano presso le istituzioni comunitarie, poiché l’iscrizione al registro non è obbligatoria. Di fatto l’Italia, come Paese, fa poca attività di lobbying a Bruxelles e le aziende italiane, al di là di questi numeri, non hanno grande peso né diretto, né attraverso associazioni di categoria.

Cosa manca in Italia perché l’attività di lobbying sia considerata positivamente?
Mancano la cultura del pluralismo democratico e una legge di regolamentazione. Senza una legittimazione nella cultura politica condivisa del lobbismo come  attività concorrente alla  costruzione della volontà generale  continueranno a vagare i fantasmi dei pregiudizi ostili alle lobby e una grande confusione nella definizione di questa attività. Senza una legge nazionale avremo due conseguenze:continuerà il far west nelle istituzioni che accoglierano lobbisti seri, professionali e trasparenti ,ma anche lobbisti abusivi, nascosti dietro altre identità o impaniati in  conflitti di interessi; ma avremo  anche un caos istituzionale, una confusione tra Stato centrale, senza una legge, e Regioni ,ciascuna con propria regolamentazione. Sono in tanti volere sia il far west che il caos istituzionale.

Cosa stanno facendo i lobbisti italiani in questa direzione?
“Il Chiostro per la trasparenza delle lobby” da tre anni si sta battendo per la legge con varie iniziative di sensibilizzazione. Un anno fa abbiamo scritto insieme all’Isle, Istituto per la legislazione, un progetto di legge, che giace presso la Presidenza della Camera. Abbiamo scritto una lettera aperta ai segretari dei partiti per chiedere un confronto sereno su questo tema. Abbiamo organizzato a Roma il primo meeting europeo di tutte le associazioni dei lobbisti dei 27 Paesi dell’Unione e abbiamo dato vita ad una nuova associazione europea PACE (Public Affairs Community of Europe) con l’obiettivo di sostenerci reciprocamente nella battaglia per le regole e la trasparenza. Non ci fermeremo.

Cosa deve essere ancora fatto?
C’è molto da fare,dobbiamo costruire una lobby per la trasparenza delle lobby:comunicare a tutti i partiti le nostre idee, convincerli a mettersi intorno ad un tavolo per trovare un’intesa bipartisan, cogestire con chi sarà d’accordo un processo di regolamentazione che dovrà essere graduale .

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