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Manovra economica. Arrivano i sacrifici, ma soltanto per il 2013-14

ROMA -Il superministro Tremonti ha illustrato sinteticamente alcuni punti della manovra economica approvata oggi dal Consiglio dei ministri. Una manovra che vale per quest’anno soltanto 1,5 miliardi e 5,5 nel 2012. Il grosso della manovra (40 miliardi) sarà di competenza del prossimo governo, a partire dal 2013. In questo modo, l’attuale maggioranza scarica sulla prossima l’onere di un impegno molto gravoso da rispettare, con la previsione di un pareggio di bilancio che Tremonti si è detto fiducioso di poter raggiungere.

MANOVRA FISCALE. Arriva la riforma fiscale, con le tre aliquote Irpef, l’aumento dell’Iva, ma solo graduale, e con l’obiettivo di portare le rendite, senza considerare i Bot, ad una tassazione del 20%. La riforma si disegnerà da qui ai prossimi tre anni. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, alla fine del consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla riforma, ha confermato che il governo, con la delega fiscale, punta ad «allargare la base imponibile riducendo le 470 forme di erosione che si sono accumulate negli anni. Si può immaginare un sistema a 3 aliquote, rimodulare altre forme di imposizione e tagliando la spesa pubblica per tagliare aliquote. Riservando come dividendo fiscale l’enorme bacino dell’evasione». Delusione forse per chi attendeva nell’immediato un aiuto alle famiglie, magari con un bonus figli o con il quoziente, come c’è in altri Paesi. Occorrerà per questo attendere la realizzazione dell’obiettivo di «concentrazione dei regimi di favore fiscale essenzialmente su natalità, lavoro giovani». Ma ecco che cosa prevede il disegno di legge delega per «la riforma fiscale e assistenziale», una delega ‘light’ di dieci articoli.

TRE ANNI DI TEMPO E SALDI INVARIATI. L’attuazione della riforma sarà modulata con più decreti legislativi, da emanare entro tre anni, «sottoposti al vincolo della invarianza dei saldi economici e finanziari netti dei singoli settori istituzionali, tenuto anche conto della riforma del sistema di assistenza sociale».

IRPEF, SI PASSA A TRE ALIQUOTE. Saranno al 20, 30 e 40%. Per realizzare questo il Governo «è delegato ad eliminare o ridurre in tutto o in parte i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale».

IVA, AUMENTO GRADUALE. Marcia indietro sull’ipotesi di rincaro dell’1%; ci sarà invece una «revisione graduale delle attuali aliquote, tenendo conto degli effetti inflazionistici prodotti da un aumento». Previsto anche un «coordinamento con il sistema dell’accisa, in modo da ridurre gli effetti di duplicazione».

RENDITE VERSO IL 20%. Esclusi i titoli di Stato ma anche possibile un’aliquota più favorevole per i redditi «derivanti da piani di risparmio a lungo termine» e dalle «forme di previdenza e di assistenza socio-sanitaria complementare». 

IRAP, VERSO GRADUALE ELIMINAZIONE. La priorità sarà l’esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro.

ARRIVA IMPOSTA SERVIZI. Riunirà sette tasse: di registro; ipotecarie e catastali; di bollo; sulle concessioni governative; sui contratti di borsa; sulle assicurazioni; sugli intrattenimenti.

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