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Usb in rivolta: “Il 15 luglio mobilitazione nazionale”. La Fiom non si arrende

L’Unione sindacale di base proclama la prima giornata  contro la manovra e “porcellum sindacale”. Sciopero generale del Pubblico Impiego. Iniziative in tutto il mondo del lavoro ed in tutti i territori

ROMA – Mentre lo scontro tra Cgil e Fiom non si placa, l’Usb proclama per venerdì 15 luglio la prima giornata nazionale di lotta contro la manovra del Governo Berlusconi dettata dall’Unione Europea e contro l’accordo sottoscritto tra Confindustria e Cgil Cisl Uil e Ugl, che – secondo l’organizzazione sindacale –  seppellisce la democrazia nei luoghi di lavoro ed il pluralismo sindacale.

Nel Pubblico Impiego sarà sciopero generale, con astensione di due ore alla fine di ogni turno di lavoro. Mobilitazioni ed iniziative avverranno in tutto il mondo del lavoro e su tutto il territorio nazionale. Insomma non sarà un’estate facile visto le ultime vicende sindacali-

“Di fronte ad una manovra che porta a compimento l’assassinio dello Stato Sociale – spiega Fabrizio Tomaselli  dell’Esecutivo Confederale USB – , dopo l’accordo sottoscritto fra Confindustria e Cgil Cisl Uil e Ugl, che non esitiamo a definire un vero “porcellum” sindacale, da cui deriverà la fine della democrazia nei luoghi di lavoro e l’affossamento del pluralismo sindacale, alle lavoratrici ed ai lavoratori di questo paese lanciamo un forte appello alla mobilitazione, affinché ciò che sta accadendo ora in Grecia non possa accadere anche in Italia”.

“La mobilitazione del 15 luglio – sottolienea il dirigente USB – sarà una prima risposta. Noi riteniamo necessaria la costruzione dello sciopero generale e generalizzato, che coinvolga non solo le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, ma da condividere con tutto il sindacalismo conflittuale, i movimenti in lotta contro la precarietà, per la difesa del territorio e dell’ambiente, per il diritto all’abitare e al reddito, per i diritti dei migranti”, conclude Tomaselli.

Intanto continua lo scontro tra la segretaria nazionale Cgil Susanna Camusso, ribattezzata occhi di ghiaccio e  il segretario della Fiom Maurizio Landini. Quest’ultimo in un’intervista rilasciata al Manifesto ribadisce il suo giudizio negativo sull’accordo di ieri  che rappresenta “un arretramento, un cedimento della Cgil su almeno due punti fondamentali:  l’assenza dell’obbligatorietà del voto dei lavoratori e l’apertura  alla possibilità di deroga al contratto nazionale”.

Vorrei far notare – precisa Landini – che anche l’aspetto positivo che riguarda la certificazione delle organizzazioni sindacali non è sufficiente di per sè a garantire un percorso contrattuale democratico, perchè non esclude la possibilità di stipulare accordi separati. L’unica garanzia a questo fine è il voto delle lavoratrici e dei lavoratori. La Cgil avrebbe dovuto considerarlo discriminante, anche raccogliendo la domanda di democrazia che rimbomba nelle strade, nelle piazze e nelle urne”. E poi, si chiede Landini, “ti pare che si possa accettare un divieto di sciopero nascosto dietro il termine ‘treguà?”.

Il leader dei metalmeccanici della Cgil boccia anche la richiesta al governo di incrementare le azioni finalizzate a ridurre tasse e contributi intervenendo sul livello contrattuale aziendale: “In un Paese in cui l’80% dei lavoratori è in aziende con meno di 50 dipendenti, quale redistribuzione della ricchezza garantirebbe un intervento riguardante una piccola minoranza?”. La proposta che la Fiom avanzerà alla Cgil è di coinvolgere tutti i lavoratori  chiedendo loro un giudizio sul testo che a noi non piace. Nessuna ipotesi di fuga dalla Cgil, la Fiom  non si arrende  assicura Landini, ma continuerà a battersi  perchè i punti di vista dei lavoratori abbiano peso in tutte le scelte e nella definizione della linea sindacale”.

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