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No TAV. Alta velocità o elogio alla lentezza

ROMA – Si racconta che ci fu un tempo in cui principi illuminati costrinsero il popolo, ancora troppo legato a superstizioni, verso confini di conoscenza tecnologica senza apparenti limiti. Gilgamesh, i principi rinascimentali, Pietro il Grande e Caterina di Russia diedero impulso a ciò che oggi chiameremmo sviluppo economico. Erano i tempi in cui piccole scoperte, come il mulino o la ruota, o più semplicemente dei granai ben areati, affrancavano dalla fatica e salvano da fame e carestie migliaia, forse milioni, di esseri umani ancora troppo esposti ad una natura matrigna. In quei tempi chi governava aveva a cuore non solo il suo bene ma anche il bene comune, anche perché le due cose non erano ancora così separate.

Ora sembra che tutto sia cambiato: non sono più ‘principi illuminati’, vale a dire chi decide per noi, a trascinare il popolo verso un governo della natura che salvaguardi la specie umana, ma al contrario è la società civile che si unisce, vedi il referendum sull’acqua e sul nucleare, per la difesa delle risorse naturali, contro chi ci governa.

Tutti sanno che le risorse naturali si vanno esaurendo sempre più grazie ad una politica ecologica inesistente, eppure non c’è, perlomeno in Italia, un’informazione capillare che riguardi metodi e modalità di risparmio energetico e di smaltimento ecologico del rifiuti che potrebbero, senza nessuno sforzo da parte del cittadino, ridurre in breve tempo l’impatto ambientale del 50%.
Ma non si fa perché la politica è in mano ai mercanti, l’Enel se non vende energia non fa profitti e così anche chi vende acqua o petrolio. Come sostiene G. Nebbia nel suo libro ‘Lo sviluppo sostenibile’: “ci si potrebbe a questo punto chiedere se le società democratiche capitalistiche, a cui vertici siedono persone di corta vista, più attenti agli interessi dei mercanti che a quelli degli esseri umani, siano correggibili”.

Infatti pare non siano correggibili visto che tutti in coro si sono schierati a favore dell’Alta Velocità da Veltroni a Cota. Si sono schierati tutti per la TAV senza spiegare e senza spiegarsi, a che serve, e a chi serve l’alta velocità.
A che serve? Ad arrivare qualche ora prima a Parigi? Ma non ci sono già gli aerei?
A chi serve? A qualche centinaia di persone che non possono perdere tempo per arrivare a Parigi o a Londra? E per questo si distruggono paesaggi, natura, falde acquifere? E per questo domani probabilmente qualche essere umano verrà picchiato ancora, umiliato, forse ucciso? No, non è per questo: la verità e che la TAV, come il ponte sullo stretto di Messina, serve solo ad arricchire mercanti e a mantenere al potere i nostri incorreggibili politici loro servi, di cui parla Nebbia.
Non c’è stato un politico, uno, che in questi anni abbia parlato di Transition Towns, di economia sostenibile, di economia ecologica, di sviluppo sostenibile, di demografia, di decrescita, di sostenibilità come unico modo per sopravvivere.
Eppure anche nelle nostre disastrate università, timidamente queste ‘idee strambe ‘ per ‘sognatori incalliti’ , si sono fatte strada divenendo materia di insegnamento. Già nel 1998 nel corso di ‘Metodi e tecniche di disinquinamento’ tenuto dal professore Demetrio Pitea dell’Università di Milano si parlava di “Uguaglianza di diritti per le future generazioni(…) trasmissione fiduciaria di una ‘natura intatta’”;  di giustizia internazionale per bilanciare le esigenze ecologiche del Sud e del Nord del pianeta.

Sono passati ben 13 anni e ancora il credo della ‘favola economica’ del determinismo, cioè dell’esistenza ‘della mano invisibile del mercato’  che regolerebbe senza danno per nessuno l’economia mondiale, regna sovrano retto dai sacerdoti dell’economia. Eppure molti hanno da almeno quindici anni le idee chiare, e mentre una turba di criminali ripete come fanno i pappagalli che ‘il tempo è denaro, il tempo è denaro’ , altri affermano “quanto più velocemente si consumano le risorse e l’energia disponibile nel mondo, tanto minore è il tempo che rimane a disposizione per la sopravvivenza”.
Non è abbastanza chiaro? A chi si deve dare la nostra fiducia? Ai politici italiani o ai quei ricercatori e politici stranieri che scrivono queste cose:
“Il tempo-denaro, il tempo scandito dall’orologio non è il tempo adatto a instaurare un rapporto razionale con la natura (…) L’uomo non può fermare il tempo, ma può rallentare l’evoluzione biologica e la crescita produttiva, favorendo il futuro della nostra specie” -Tiezzi e Marchettini.

“Chi oggi in un dibattito economico mette tra parentesi la questione sociale, come ad esempio la questione del lavoro e dei redditi; chi oggi in un dibattito economico mette tra parentesi la questione ecologica, dunque la domanda relativa al rapporto tra crescita reale e distruzione ecologica, egli non ha, secondo la nostra concezione, alcuna competenza sociale e nessuna competenza ecologica” – Oskar Lafontaine del SPD tedesca.

L’elogio alla lentezza che può apparire a prima vista irrazionale e fumoso, in effetti, come è stato dimostrato, ha la sua ragion d’essere. Credere che il tempo sia danaro e che vendere il proprio tempo umano appartenga al migliore dei mondo possibili, come abbiamo visto, porta alla distruzione del genere umano. Esiste un tempo umano e un ‘tempo tecnologico’, ‘il tempo tecnologico’ distrugge il genere umano.
Gli esseri umani davanti ad una scelta devono sceglier il male minore. La TAV è il male peggiore … e quindi … NO TAV!

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