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Pensioni e bollo sui conti titoli. Dall’accerchiamento alla patrimoniale al contrario

ROMA – In Italia non si è ancora creata una cultura della previdenza, ciascuno di noi vede il momento del pensionamento come lontanissimo e come se fosse in ogni caso a carico di qualcun altro. In realtà l’avvicinarsi del momento in cui il nostro paese dovrà confrontarsi con una vera e propria massa di anziani non più autosufficienti economicamente, grazie a pensioni più basse, ad un livello inferiore di servizi sociali ed al venir meno di tutte quelle reti sociali che accudivano e valorizzavano la terza età fino a pochi decenni fa, ci pone un problema cui ci stiamo sottraendo come paese. Aiutati in questo sottrarci anche da decisioni a dir poco singolari della nostra classe dirigente.

Il concetto per cui quando il Governo riduce i trattamenti di pensione tutti noi dovremmo mettere mano al portafogli e aumentare i risparmi correnti non fa ancora parte del nostro Dna come cittadini, ed anche se ciò evita di colpire il nostro standard di vita attuale esso colpirà, è il caso di dire con gli interessi, il nostro standard di vita futuro.
E su questa mancata coscienza dell’impatto sulla vita di ciascuno di noi chi governa, diciamolo, un po’ ci sta marciando; del resto è necessario compiere uno sforzo per comprendere quale dovrebbe essere l’effetto oggi per fare fronte ad un taglio che ci riguarderà solo domani.

Un esempio numerico potrebbe facilitare il discorso. Se la vostra famiglia subisse un taglio del reddito netto odierno di, poniamo, 200 euro mensili voi agireste, noi tutti agiremmo, di conseguenza riducendo i nostri consumi o la nostra quota di  risparmi di 200 euro mensili o un qualsiasi mix delle due soluzioni (ad esempio riducendo i consumi di 130 euro mensili ed i risparmi di 70). Quando la nostra famiglia si trova di fronte, invece, ad un taglio del trattamento pensionistico che la riguarderà tra 10 o 30 anni spesso, fin troppo spesso, non reagisce affatto.

La famiglia che subisce un taglio nel trattamento pensionistico atteso dovrebbe invece reagire riducendo i consumi ed aumentando i risparmi, con tanta maggior forza quanto più si è vicini all’età del pensionamento, e quindi con un tempo residuo di accumulo ridotto . L’entità della reazione familiare dovrebbe essere valutata nel dettaglio ma potrebbe arrivare ad essere anche molto superiore al taglio prospettato, quindi con un effetto potenziale complessivo addirittura superiore a quello causato da un taglio diretto del reddito odierno.
Molte della famiglie italiane che stanno procedendo a metter da parte qualche soldo per la vecchiaia hanno però fanno una scelta anche troppo saggia, secondo chi ci governa, non destinando queste somme all’ingrasso di banche ed assicurazioni ma gestendole in proprio, investendole sul proprio conto titoli.

La manovra attuale va quindi ad alterare la competizione tra auto gestione dei propri risparmi ed ingrasso di banche ed assicurazioni con l’inserimento del cosiddetto superbollo sul conto titoli, che arriverà a pesare in maniera pesantissima su tutti quei risparmiatori che ancora riescono ad avere qualche soldo da parte ma, astutamente e con una certa dose di malizia, punisce principalmente chi di soldi ne ha pochi.

L’aumento del bollo è infatti uguale per tutti, hai un migliaio o un milione di euro in titoli il bollo per il 2011 e per il 2012 passerà comunque dall’attuale trentina di euro (34,20 per la precisione) fino a 120 euro annui. Un bagno di sangue per i piccoli investitori ed il solletico per quelli grossi.
Dal 2013 poi due scaglioni, 150 euro per chi ha un conto titoli fino a 50.000 euro e 380 euro per i depositi con valore superiore a 50mila euro. Il discorso resta il medesimo, i 150 euro rappresentano l’un per cento del valore per chi ha titoli per 15.000 euro mentre 380 euro sono appena lo 0,1 per cento per chi ha titoli per un controvalore di 380.000 euro.
Una sorta di patrimoniale al contrario che colpisce di più chi ha meno.

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