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Libertà è Partecipazione

RAVENNA – “Le soluzioni per uscire dalla crisi e ripristinare il pieno impiego esistono, ma sono fuori dalla portata delle società capitalistiche, fondate come esse sono sulla riduzione delle ineguaglianze, la diversa ripartizione del lavoro (a durata ridotta) e la modificazione del modello di consumo: cioè profonde modificazioni strutturali che solo una direzione politica di sinistra legata alle grandi masse e in un clima di forte tensione politica può intraprendere”.

Così, Riccardo Lombardi, quasi 40 anni fa, teorizzava l’Alterativa di Sinistra “un’alternativa finalizzata – scriveva – ad aprire un periodo, di transizione graduale al socialismo, in cui la partecipazione di massa e i livelli di controllo e gestione democratica, sono così diffusi da impegnare, qualunque governo di destra venisse dopo, almeno per un decennio”.

A rileggerle oggi, tali affermazioni, le coscienze libere non possono che rimanere confuse di fronte alle “vigenti”, sedicenti forze di “sinistra” che, non solo hanno abbandonato qualsiasi riferimento all’Alternativa ma, addirittura, hanno sposato le tesi dell’avversario da “osare” sfidarlo sul suo stesso terreno.

In questi giorni di manovra, infatti, non abbiamo ancora ascoltato voci diverse rispetto all’ineluttabilità dei tagli. Il fatto più grave, però, sta nella constatazione che tutte le forze politiche – chi più chi meno – sono attardate a discutere rispetto all’abolizione dei privilegi della “casta”; sui tagli da operare alla politica; sulla fine dei privilegi e delle “province” (dopo quelle di alcuni Comuni e delle “Circoscrizioni”) senza che nessuno ponga il problema che in una Comunità – nei momenti di bisogno – chi più possiede, più paga.

Abbiamo dovuto assistere, così, ad un vergognoso teatrino in cui il segretario Generale del maggior partito d’opposizione è stato costretto a  giustificarsi, nei confronti dei tre “nani” che lo “assediano”, da destra e da sinistra, perché – INCONSAPEVOLMENTE (forse) – per la prima volta ha assunto una posizione di sinistra rispetto alla contrazione dei livelli di democrazia (leggasi come “abolizione delle Province”).

Ridurre i costi della politica, attraverso la riduzione dei livelli di partecipazione infatti, non può essere un problema delle forze della sinistra che, al contrario, dovrebbero premere perchè questi si allarghino, anche attraverso appositi capitoli di spesa – da finanziare con la “fiscalità generale” – così da scongiurare il pericolo di una “casta” politica di ricchi; pseudo ricchi; amici dei ricchi; benestanti e ricchi di famiglia.

Come si può essere così miopi da non capire che l’affermazione “ridurre i costi della politica” fa il paio con l’affermazione “meglio un capo del governo ricco, così non ruba”.

Sono i tanti giornalisti “codini”; i giornalisti amici e militanti della destra, infatti, che continuano a pompare sui “privilegi” della “casta” nel tentativo di completare la normalizzazione italiana che vede, in quello stesso Parlamento dove Giorgio Amendola,  scriveva sulla “Navicella”, alla voce professione, “commesso di libreria”, gli impiegati ridotti a 15 e gli operai, beneficati dal capo e dalla legge elettorale, appena 3.

Certo, non abbiamo la speranza che il sindaco di Firenze comprenda tali affermazioni, lui che grazie ai privilegi di “nascita” ha avuto la strada spianata, non solo per la politica ma, ancor più, per l’editoria.

Quello che ci auguriamo, invece, e che trai moti di “orgoglio” a cui ci sta abituando questa Italia del dopo Referendum, ci sia anche quello della rivendicazione dell’aumento delle sedi di discussione e di partecipazione democratica. Altro che chiusura delle Province, dunque. La rivendicazione, secondo noi, dovrebbe essere quella del rilancio dei “Comitati di Gestione delle AUSL e delle scuole”

… E nessuno tiri fuori la questione “finanziamento”, di soldi ce ne sono da scialare (basta saperli cercare) e, soprattutto, le fonti di spreco sono inenarrabili: dalle enormi spese militari, a quelle per le varie TAV e mega opera pubbliche.

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