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Missioni estero. La politica del compromesso mette a dura prova la maggioranza

ROMA – Il rifinanziamento delle missioni militari ha avuto il placet del Consiglio dei Ministri. La maggioranza trova l’intesa davanti agli occhi dell’opinione pubblica, ma non è il titolo che fa la sostanza. I numeri: risparmio di circa 200 milioni di euro che, si apprende dal ministro La Russa, equivalgono ad una riduzione del 15 per cento della spesa complessiva.

Qualcosa però continua a scricchiolare nella compagine governativa. Così come le contraddizioni sull’impiego dei soldati in missioni di guerra. “In Afghanistan – ha detto La Russa – dobbiamo valutare nel 2012 una modifica dell’impegno, non intesa come ritirata, ma proprio per il successo che ha avuto la nostra missione”.  Strano termine, almeno considerando che se fosse stato un successo lo stesso Obama avrebbe triplicato l’impegno Americano!  La Russa ha tuttavia ribadito che non sono diminuite “neanche di una virgola le risorse destinate alla sicurezza dei militari”; per questo sono stati aumentati i costi per l’Afghanistan dove sono previsti 15 milioni in più. Tradotto in parole povere, non si riduce l’impegno militare in Afghanistan ma si “tutela la sicurezza” dei soldati. Non si parla quindi di rinunciare, neppure gradualmente, ad un impegno militare ritenuto inutile persino dagli alleati (Francia e Stati Uniti, ndr).
Due pesi e due misure che fanno trasparire il vero pensiero delle due anime che compongono la maggioranza.

 

 Lo dimostra il fatto della riduzione significativa dei costi e dell’impegno militare il Libano e Libia. A erudirci sul “piano del risparmio” è sempre La Russa. Il costo del secondo semestre per le missioni italiane all’estero scende da 811 a 694 milioni. La spesa per la Libia scenderà da 142 milioni (per tre mesi) a meno di 60 milioni. In Libano il risparmio sarà di 10 milioni con una riduzione dell’impegno per 600 soldati italiani. Continua nei fatti l’impegno militare laddove si presume vi sia un “utile”. La soddisfazione di Bossi e della Lega proviene dalla cronica convinzione che il disimpegno in questi ultimi due Paesi porti ad un “ridimensionamento” dei flussi migratori. Il pensiero (quasi ossessivo) della “grave minaccia” da parte dei migranti (o forse si dovrebbe usare in questo caso il termine profugo??) è stato così in parte attenuato. Significative quante populiste le dichiarazioni di Bossi.  “Grazie alla Lega qualche migliaio di ragazzi torneranno a casa, saranno contenti i genitori”.  La Lega quindi si americanizza ricordando (gran cosa la demagogia) come “gli americani si siano accorti che la democrazia non si può esportare con la forza. 
Il mondo sta cambiando e noi siamo stati attenti e abbiamo chiesto di cambiare”, rimarca il Senatur.

 

Ma la politica non si inventa e lo specchio del retro pensiero leghista sta proprio nei fatti, e più precisamente nella firma del decreto per il rifinanziamento da parte del ministro Maroni che ha ottenuto, oltre al sì del CdM, il via libera al prolungamento del pattugliamento delle navi della Marina Militare davanti alle coste tunisine fino al 31 dicembre e uno stanziamento di 440 milioni di euro alla Protezione civile per l’emergenza profughi. Ancora una volta il capestro della Lega ha “costretto” il Pdl ad inventare una soluzione che non distanziasse maggiormente i fedeli alleati. Si continua a giocare con i numeri senza prendere una posizione netta che faccia corrispondere al disimpegno militare una conseguente (e rilevante!) riduzione dei costi. Continuiamo l’esercitazione numerica, ma ricordiamo che dei 9950 militari attualmente impegnati, solo 2078 ritorneranno a casa entro fine anno. Riduzione dei costi, disimpegno ma solo in certi contesti, necessità di mettere un limite alla disastrosa finanza Italiana. Si spera ancora nel miracolo Italiano, almeno, così sembra!

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