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Infiltrazione mafiosa. Narcomafia. I tentacoli della piovra sugli enti locali

ROMA –  Sono oltre 150 gli enti locali azzerati per infiltrazione mafiosa, oltre 200 i decreti di scioglimento. L’ultimo caso si colloca in Liguria, a Bordighera. I dati sono stati forniti da un’ inchiesta del mensile  Narcomafie del gruppo Abele che, a venti anni dall’introduzione della legge che consente lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazione mafiosa, ne ha studiato le conseguenze.

“I legami tra mafia e politica – denuncia il mensile – sono profondi nella vita amministrativa di vaste aree dell’Italia”. A guidare la classifica si trova la Campania con 85 decreti, seguita dalla Sicilia con 53 e dalla Calabria con 51. Se si divide il numero dei decreti di scioglimento di ognuno di questi territori per i comuni presenti in ciascuna regione, si ottiene, come registra ‘Narcomafiè, che in Campania si è registrato uno scioglimento ogni 6,5 comuni. Non va molto meglio in Sicilia dove lo scioglimento si è registrato uno ogni 7,4 e in Calabria 1 ogni 8. Malgrado i casi di scioglimento di Comuni per infiltrazioni mafiose anche al Nord, in ogni caso, il «fenomeno di massa» si registra soprattutto in alcune aree del Mezzogiorno.

“Nelle province di Caltanissetta e Napoli – segnala il mensile del gruppo Abele – circa un cittadino su quattro è stato amministrato da un consiglio e da una giunta che lo Stato ha ritenuto essere stata condizionata o comunque condizionabile dalle mafie”. In altre importanti province meridionali come Catanzaro, Caserta, Trapani, Agrigento e Reggio Calabria, il valore oscilla tra 1 su 4 e 1 su 5. Resta ancora aperto il ‘caso Fondì dove il mancato scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, come rileva ‘Narcomafiè, “ha lasciato aperta la questione legalità in un territorio occupato dalle mafie”. Non sono solo i comuni ad essere a rischio scioglimento per la normativa in vigore. La legge del 1991, come fa notare l’inchiesta, consente di azzerare per mafia anche aziende speciali di comuni e province, comunità montane, unioni di comuni. Ad oggi, però, gli unici enti coinvolti sono le Asl: tra queste, la prima è stata quella di Pomigliano d’Arco sciolta nel 2005; quindi è toccato alle Asp di Reggio Calabria e di Vibo Valentia.

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