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Lodo Mondadori. I perdenti fanno la voce grossa e la buttano in “caciara”

ROMA – Cortigiani, familiari e portaborse non l’hanno proprio digerita la sentenza del Lodo Mondadori che ha condannato in appello la Fininvest a risarcire i danni causati al gruppo De Benedetti e adesso dovrà sborsare una somma pari a 560 milioni di euro. Insomma, del tipo  “nessuno mi può giudicare”, proprio come cantava la giovane Caterina Caselli.

Marina,  figlia di Silvio Berlusconi,   è su tutte le furie: “È una sentenza che sgomenta e lascia senza parole”, commenta a caldo la presidente della Finivest, la holding di famiglia che  ha un patrimonio stimato di 2,5 miliardi.  E poi aggiunge. “È una sentenza che rappresenta l’ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico”,
“Anche di fronte ad un quadro così paradossale e inquietante, non ci lasciamo però intimorire”, precisa l’imprenditrice. “Non daremo un euro. Già in queste ore i nostri legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione”.

 

E non poteva mancare l’intervento di Daniele Capezzone, il portavoce Pdl, il quale irrispettosamente nei confronti dei giudici,  fa di tutto pur di trasformare la sentenza in un risultato politico. “Siamo dinanzi a una decisione abnorme, che rischia di essere una mazzata tremenda per un’azienda, e di mettere in discussione investimenti, prospettive, posti di lavoro”, afferma l’ex radicale. “C’è da troppo tempo, contro Silvio Berlusconi, un clima da Piazzale Loreto  con forsennati attacchi politici e personali, con una tenaglia mediatica e giudiziaria, e ora anche con quella che oggettivamente è una mazzata sul piano patrimoniale. Con le vendette non si costruisce nulla, se non altro odio e altra divisione”.

E sulla scottante questione è intervenuto anche l’avvocato del premier Niccolò Ghedini: “La Corte d’Appello di Milano ha emesso una sentenza contro ogni logica processuale e fattuale, addirittura ampiamente al di là delle stesse risultanze contabili che erano già di per se erronee in eccesso, e addirittura superiore al valore reale della quota Mondadori posseduta da Fininvest”. “È la riprova,se ve ne fosse stato bisogno, che a Milano è impossibile, quando vi è anche indirettamente coinvolto il presidente Berlusconi, celebrare un processo che veda la applicazione delle regole del diritto. E se la Corte d’Appello  – aggiunge Ghedini –   non sospenderà l’esecutività della sentenza, tale prova sarà ancora più evidente. Comunque la Corte di Cassazione non potrà che annullare questa incredibile sentenza”.

Ancor più grave l’intervento,  che pubblichiamo integralmente, del vice presidente dei senatori del Pdl, Francesco Casoli: “Non è più tollerabile l’accanimento di una certa magistratura a favore di una parte politica. Non è più tollerabile che alcune toghe decidano a colpi di sentenze le sorti del governo Berlusconi voluto dal popolo. Quanto deciso oggi a Milano è una sentenza politica a favore di uno dei personaggi più oscuri dell’economia italiana, il burattinaio ufficiale della sinistra salottiera.  Colui che fugge dai problemi dell’Italia, quel Carlo De Benedetti che di italiano ormai non ha più nulla ma che vuole avere l’arroganza di decidere le sorti del nostro Paese”.

E poi c’è l’intervento di Bondi, Cicchitto, Paniz, della Bertolini, di Costa, insomma dell’entourage che ruota attorno da sempre alla figura del premier e che lo asseconda sempore, anche di fronte all’evidenza. I baluardi della democrazia, tutti uniti contro questa sentenza che non riescono proprio ad accettare perchè il loro Capo non si deve toccare. Tentano così di spostare la questione sul piano politico, mettendo  in discussione il potere giudiziario, uno dei pilastri della nostra Costituzione, sul quale sfacciatamente sputano sentenze. Ma da che storia è stroia i perdenti fanno la voce grossa.

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