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Italia sotto assedio. La speculazione approfitta dei politici distratti

Per un default gestito orami è tardi, ma per chiedere i soldi a chi ha goduto dello scudo fiscale no. Adesso si dovrà far passare una manovra sanguinaria o subire un default rovinoso, il breve tempo in cui potevamo sperare di riuscire a controllare una ristrutturazione del debito è già scaduto, trascorso tra una sentenza di secondo grado ed una piccante intercettazione, la casa di questo e il matrimonio di quello, con un paese colpevolmente distratto ed una classe dirigente concentrata in maniera folle a pensare, in buona sostanza, solo ai beneamati fattacci loro, la speculazione si è organizzata, si è armata, ed ha cominciato davvero a spaventare.

Ed il conto che è stato presentato al nostro paese è, già oggi, pesantissimo; la differenza tra il rendimento che deve assicurare il titolo decennale di stato italiano, il Btp, e quello che invece deve assicurare il corrispondente titolo di stato tedesco, il Bund a 10 anni, che è l’indice della fiducia nel nostro debito sovrano, è balzato a livelli record e nel corso della mattinata è arrivato a fissare un livello senza precedenti nalla storia dell’euro a 343 punti base, il 3,43%, con rendimenti del Btp che non si che non si vedevano dal lontano 1997, al 6,02%.
Per comprendere appieno l’impatto dell’allargarsi dello spread sul nostro paese ricordiamo che, se fosse possibile rinnovare completamente il nostro debito ai tassi attualmente riservati a noi o agli amici tedeschi, sugli oltre 1.600 miliardi di euro di debito pubblico pagheremmo oltre 96 miliardi annui di interessi con un tasso al 6,02 per cento e meno di 42 con un tasso germanico di 2,59%.
Da notare che la mera differenza di costo dovuto all’allarme sulla tenuta dei nostri conti è ben maggiore dell’importo della manovra da approvare immediatamente per rassicurare i mercati sulla tenuta dei nostri conti.
Questo cane che si morde la coda, questa profezia che si avvera per il semplice fatto di essere stata espressa è il cul de sac in cui si è chiusa l’economia del Belpaese, un vicolo cieco da cui sarebbe ancora possibile uscire con una leadership autorevole, una classe dirigente seria, preparata ed indipendente, una imprenditoria che imprenda e non si limiti a sfruttare piccole sacche di rendita.

Detto questo e registrato il fatto che non esistono le condizioni per una uscita dalla crisi grazie alle capacità allora il Governo dovrà tradire qualcuno. Potrà tradire i risparmiatori, dichiarando il default, potrà tradire il contratto che lo lega ai propri dipendenti, imponendo un taglio unilaterale delle retribuzioni, ma esisterebbe anche una terza ipotesi, il Governo potrebbe infatti tradire quella simpatica accozzaglia di evasori ed elusori fiscali, ricettatori e spacciatori che hanno goduto dello scudo fiscale per lavare la faccia a circa 90 miliardi di euro pagando appena il 5 per cento; a questo elitario club un Governo con gli attributi potrebbe chiedere e pretendere la dazione ulteriore di un altro 40 per cento, che in fondo è quanti si paga di imposte sui redditi elevati, incassando a vista un po’ meno di quarantina di miliardi, più che sufficienti per calmare i mercati ed incassarne forse altrettanti dalla riduzione dello spread.
In fondo se lo Stato si trova a dover tradire qualcuno dovrebbe cominciare proprio tradendo coloro i quali lo hanno messo in questa drammatica situazione.

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