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Afghanistan: aumentano i civili uccisi. Un bollettino di guerra caduto nell’indifferenza

ROMA – Un vero bollettino di guerra. Il bilancio delle vittime tra la popolazione civile ha ormai raggiunto il livello più alto di sempre. E’ una di quelle notizie che non fanno scalpore, in linea con la percezione del cittadino Italiano che avverte davvero poco il fatto che il proprio Paese sia in guerra.

I numeri sono impietosi, ed è il Rapporto annuale della Missione delle Nazioni Unite di assistenza a snocciolare i dati. E’ stato presentato oggi a Kabul sottolineando il raggiungimento del picco più altro dall’inizio di Enduring Freedom. 
Sono 1.400 i civili che sono stati uccisi nel primo semestre del 2011, con un incremento del 15% rispetto al primo semestre dell’anno precedente.  Rapporti scarni, poco esemplificativi. Per capirne di più si può però accedere al rapporto che l’Ogm “ARM” (organizzazione Afghanistan Right Monitor) ha stilato nel 2010. Secondo questa organizzazione non Governativa dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2010,  sono “2.421 i civili afghani che sono stati uccisi e oltre 3.270 sono rimasti feriti in incidenti legati al conflitto in atto in tutte le regioni del paese, e questo significa che quotidianamente 6-7 persone non implicate nei combattimenti sono morte e 8-9 sono rimaste ferite”.  L’ARM attribuisce ai “gruppi di opposizione armata”, cioè agli insorti, il 63 per cento delle vittime, il triplo dei civili uccisi per errore dalle forze alleate (23 per cento) e oltre cinque volte quelli uccisi dalle truppe governative (12 per cento) mentre per il 4 per cento restante non è stato possibile determinare le responsabilità. Complessivamente un quarto dei civili uccisi (639) e oltre la metà di quelli feriti (1.800) sono stati colpiti dagli ordigni artigianali degli insorti.

Secondo l’UNAMA (la missione Onu in Afghanistan) l’80% dei morti civili tra gennaio e giugno 2011 sono da attribuire alla guerriglia talebana, il 14 per cento alle forze afghane e dell’Isaf; per il restante 6% non sono state individuate le responsabilità.  I dati numerici sulle maggiori o minori responsabilità delle “parti in causa” non possono certamente costituire un alibi per nessuno. Né tanto meno lenire la rabbia per le vittime provocate dai raid della Nato, anche perché c’è una “persistente mancanza di trasparenza nelle indagini e nel riconoscere le responsabilità”.  Ad affermarlo è sempre il rapporto dell’Onu che non manca di sottolineare il riferimento ai numerosi episodi in cui le autorità locali segnalano morti civili e la Nato ribatte che erano tutti insorti. Casi come quello del raid aereo della Nato che ha ucciso nove bambini che raccoglievano legna da ardere nella provincia orientale del Kunar non possono essere analizzati con i dati numerici e le percentuali.  Resta il dato di fatto che un’escalation di vittime civili, tra cui donne e circa il 21% in più di bambini, non possono venir liquidati con l’attribuzione di responsabilità.

Il dato è semmai un altro e per niente numerico. La guerra provoca lutti e drammi. Ci ricordiamo di questo solo quando, con immenso dolore, vediamo rientrare in Patria i corpi dei Nostri soldati uccisi in quei luoghi. E’ doveroso sottolineare il fatto che le vittime non hanno mai un colore, un’appartenenza o un’età. Il dovere di una Comunità è quello di prendere coscienza che niente può essere costruito sui morti. Ovvio che lo sconforto aumenta quando si viene a conoscenza che tra queste vi sono donne, bambini, persone indifese o deboli.  Potrebbe sembrare cinico ricordare che oltre a questo interi paesi vengono distrutti, e l’impegno per la loro ricostruzione non sfugge da un dato reale che è quello economico. Forse pochi sono a conoscenza di quanto viene speso realmente. “Le truppe militari americane in Iraq e Afghanistan spendono annualmente in aria condizionata 20,2 miliardi di dollari. E sono computate come spese extra. Rappresentano un vero e proprio budget che supera quello previsto per la NASA”. Tutto questo non può essere ignorato ed anzi è incredibile che queste somme ingenti vengano impiegate per missioni di guerra che mietono vittime a livello esponenziale. 
Nessun paragone può esser fatto ma almeno ricordiamo l’assurdità di queste dinamiche che invece di evitare i soprusi e le atrocità alimentano più o meno indirettamente quello stillicidio numerico di vittime innocenti che sopra abbiamo voluto riportare.

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