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Licenziata perchè in coma: “E’ d’intralcio alla produzione”

BERGAMO – Imprenditori senza scrupoli ce ne sono ma questo episodio ha davvero dell’incredibile. A Lallo, un piccolo paesino in provincia di Bergamo una donna in coma dal 2010 è stata licenziata dalla ditta in cui lavorava da 16 anni,  la Nuova Termostampi di Lallio, perchè era diventata d'”intralcio alla produzione”.

La donna, madre di 4 figli, è in coma da un anno in seguito ad un aneurisma cerebrale. La Filctem-Cgil e l’ufficio vertenze del sindacato che assistono la signora, hanno impugnato il licenziamento.

Questo il testo della missiva:
”Con la presente dobbiamo rilevare che Lei ha effettuato le assenze per malattia di seguito riportate, dal 01.06.2010 al 03.06.2011. Avendo effettuato 368 giorni di malattia nell’arco del periodo, Lei ha superato il periodo di conservazione del posto di lavoro. La discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento, incide in modo sensibile sull’equilibrio dei rispettivi obblighi contrattuali. Per tutti i motivi sopra esposti, Le notifichiamo pertanto la risoluzione del rapporto di lavoro tra noi in corso a far data dalla presente. Le Sue spettanze di fine rapporto, comprensive dell’indennità sostitutiva del preavviso, Le saranno liquidate, come di consueto, direttamente sul Suo conto corrente entro l’11 luglio 2011″.

Il fatto non ha fatto indignare solo la famiglia, ma anche il ministero del Lavoro, che ha avviato un’attività ispettiva sul caso della donna che si trova in stato vegetativo. “Abbiamo già disposto, tramite la nostra direzione generale per l’attività ispettiva – ha affermato il sottosegretario con delega alle Politiche sociali, Nello Musumeci – una verifica dei fatti denunciati dalla stampa. Al di là dei rispettivi obblighi contrattuali, la condotta dell’azienda appare improntata a un rigido formalismo e a un rigore assolutamente inopportuni e inadeguati alla tragedia che ha colpito la sfortunata dipendente. La dignità della persona viene prima di ogni profitto d’impresa – ha concluso Musumeci – e se fossi l’amministratore dell’azienda andrei a chiedere scusa ai familiari”.

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