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Melania Rea. Richiesto l’arresto per il marito Salvatore Parolisi

I legali del militare si dicono sbalorditi per questa “giustizia colabrodo” e  chiedono l’intervento del ministro della Giustizia

ASCOLI PICENO –  Una richiesta di misura cautelare in carcere è stata emessa nei confronti di Salvatore Parolisi, marito e unico indagato per omicidio volontario aggravato di Melania Rea. La richiesta della procura di Ascoli Piceno  sarebbe stata depositata solo questa mattina, ma era nell’aria da giorni. A far decidere il pool della Procura che coordina le indagini dei carabinieri sarebbero state le risultanze degli accertamenti via via arrivati sul tavolo dei magistrati. “Siamo sicuri del nostro lavoro – ha dichiarato fino a ieri il comandante provinciale dei carabinieri col. Alessandro Patrizio – e abbiamo fotografato la situazione a Colle San Marco”. Il riferimento è alla presenza di Melania Rea sul pianoro ascolano, testimoniata dal solo Salvatore. Questo significa che la donna è stata portata direttamente, o si è recata di sua volontà, nella pineta del Teramano in cui è stata trovata morta accoltellata. Sulla richiesta dovrebbe aver pesato inoltre il pericolo di inquinamento delle prove, se non di fuga. Parolisi, infatti, avrebbe tenuto per gli inquirenti un comportamento alquanto strano. Il 19 aprile, il giorno dopo la scomparsa di Melania (che sarebbe stata ritrovata cadavere il 20), Salvatore avrebbe cancellato il suo profilo Facebook, dove interagiva con l’avatar ‘Vecio alpino. Successivamente si è sbarazzato del cellulare  dedicato con cui comunicava con Ludovica P., la soldatessa con cui aveva una relazione extraconiugale.

Tuttavia la notizia dell’arresto ha sollevato un polverone. I legali di Salvatore Parolisi Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, infatti,  si dicono “sbalorditi da questa giustizia colabrodo” e chiuedono l’intervento del ministro della Giustizia. I due avvocati puntano il dito sulla fuga di notizie in un momento così delicato dell’inchiesta: “E’ la riprova della gravità inaudita di comportamenti cui noi difensori ci troviamo a dover fra fronte impotenti.  È mai possibile – si chiedono Biscotti e Gentile – in un paese civile leggere simili notizie, quando queste debbono essere protette dal più rigoroso segreto processuale? Quale è lo scopo perseguito da chi si affretta a divulgare atti processuali protetti dal segreto istruttorio?  Il linciaggio morale nei confronti di Salvatore non ha fine – concludono gli avvocati, che  alla luce di questo chiedono pubblicamente un’ispezione degli organi competenti del Ministero per accertare la responsabilità di queste fughe di notizie, vere o false che siano”.

 

Intanto giungono le prime indiscrezioni sull’autopsia sul corpo di Melania Rea. Il delitto si sarebbe consumato in un tempo ristretto, tra le 14 e le 15,30 a Ripe di Civitella (Teramo). I colpi sul suo corpo sono stati inferti con armi diverse, un coltello e un oggetto contundente, e in tempi diversi: i secondi più a ridosso del ritrovamento. L’omicida l’avrebbe aggredita da dietro, cercando di colpirla alla gola.

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