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Dalla Sissa di Trieste al Mit. 300mila euro per un promettente ricercatore italiano

Fabio Franchini, fisico bolognese, a settembre volerà negli Stati Uniti: per due anni condurrà la sua attività di ricerca al Massachussets Institute of Technology. Obiettivo: utilizzare la teoria delle stringhe per comprendere il fenomeno della conduzione elettrica

TRIESTE –  Fabio Franchini,  classe 1976, ricercatore della Sissa di Trieste nel gruppo di fisica statistica, si prepara a partire per il MIT di Cambridge, centro di eccellenza nella formazione e nella ricerca scientifica. A settembre il giovane fisico bolognese, da due anni alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, si trasferirà negli Stati Uniti per un progetto di ricerca congiunto tra la Scuola triestina e il Massachussets Institute of Technology.

È vincitore di una borsa   Marie Curie (International Outgoing Fellowships ) del programma People della Commissione Europea, dedicato alla valorizzazione internazionale delle risorse umane nella ricerca. Con un sostegno finanziario di 300.000 euro, Franchini trascorrerà due anni in America al Centro di fisica teorica del MIT per poi rientrare in Italia e completare il progetto di ricerca alla Sissa.

Un percorso per acquisire nuove competenze, un’importante occasione di crescita professionale, un investimento per rendere più competitiva la ricerca in Europa.

Il progetto di ricerca

Cosa ha a che fare la teoria delle stringhe, l’ambiziosa “teoria del tutto”, con il problema della conduttività elettrica, una proprietà fondamentale della materia? La matematica delle stringhe, tanto affascinante quanto complessa, può essere uno strumento per comprendere la fisica della conduzione.
«Cercherò di interpretare –  spiega Franchini – la matematica della teoria delle stringhe per spiegare cosa succede quando delle impurità nella materia impediscono a un conduttore di far scorrere al suo interno elettricità. Più di 50 anni fa, P.W. Anderson capì che, aumentando il disordine dovuto a delle impurità, la conducibilità cambia drasticamente e un solido da conduttore arriva a diventare isolante. Un’intuizione che è stata poi premiata con un premio Nobel nel 1977. Ancora non esiste, però, una teoria non-perturbativa in grado di spiegare cosa succede proprio al punto di transizione e la teoria delle stringhe topologiche potrebbe fornirci questa spiegazione».

La matematica e la fisica, da sempre, si sono reciprocamente influenzate, ma si tratterebbe di una delle prime applicazioni della teoria delle stringhe a un fenomeno osservabile. Un progetto di ricerca ambizioso che Franchini condurrà insieme al professor   John McGreevy del MIT.

Capire cosa succede durante la fase di transizione potrà rivelarsi molto utile per la realizzazione di nuovi materiali e la microelettronica. «L’ambizione è quella di realizzare materiali perfetti. Senza impurità – commenta Franchini – . Ma le impurità esistono. Conoscerle è importante per controllarle e magari usarle a nostro vantaggio per creare nuove tecnologie».

Fabio Franchini, 35 anni, si è laureato in fisica all’Università di Bologna. A New York, nel 2006, ha conseguito il dottorato di ricerca alla Stony Brook University. È poi arrivato a Trieste, dove è stato ricercatore al Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” fino al 2009, prima di approdare alla Sissa nel gruppo di ricerca di fisica statistica.

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