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Ponte sullo Stretto. La Commissione Europea lo cancella

REGGIO CALABRIA – “Or bene, questo Ponte non s’ha da fare, né domani, né mai”. Quel “matrimonio” che avrebbe dovuto unire la Calabria e la Sicilia, non è più una priorità per l’Europa. È stato semplicemente cancellato dalla Commissione Europea che alla fine di giugno ha inviato la proposta di Bilancio “Europa 2000” all’Europarlamento, provvedendo a ridefinire i Corridoi europei ed eliminando, di fatto, la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Sparisce così il corridoio “Berlino-Palermo”, che prevedeva quell’opera sognata già da Giuseppe Zanardelli che, nella veste di ministro dei Lavori Pubblici nel 1876 esclamò: «Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente», ed anche Benito Mussolini nel 1942 pensò che «dopo la guerra faremo costruire un ponte». I primi a dare le “date” furono Claudio Signorile, nel 1984, che promise «il ponte entro il 1994» seguito da Bettino Craxi, che nella veste di presidente del Consiglio, si impegnò avvio dei lavori nel 1989 per «un’opera di primato mondiale».

Sebbene i pareri siano stati sempre contrastanti, chi ha sempre sostenuto che il Ponte sullo Stretto fosse la panacea di tutti il mali del Sud è sempre stato Silvio Berlusconi che lo ha fatto diventare un cartello elettorale da mettere bene in evidenza ogni qualvolta ce ne fosse l’occasione. Ma il Ponte doveva essere, se ne avesse visto la nascita, il traguardo finale di un percorso infrastrutturale che avrebbe riguardato il Porto di Gioia Tauro, il rifacimento “vero” e non “emergenziale”, della A3 Salerno –Reggio Calabria, la SS.106 Jonica (la strada della morte), la linea ferroviaria e naturalmente tutte quelle arterie ramificate che dovevano servire a creare la rete in una regione, come la Calabria, che da sola vanta 780 chilometri di costa. La Commissione Europea ha però preferito per il corridoio Helsinki-La Valletta, che, profondamente modificato nella parte meridionale, arriverebbe fino a Napoli per poi deviare su Bari.

Se Cristo si era fermato ad Eboli, la Commissione Europea si ferma a Napoli, tirando diritto per Bari e lasciando fuori quasi tutta la Basilicata, parte della Campania, ed ovviamente Calabria e Sicilia.
Ma Berlusconi continua a difendere il “suo” cavallo di battaglia, e del resto non potrebbe fare diversamente di fronte a governatori come Giuseppe Scopelliti e Raffaele Lombardo, e così ha già pronte le controdeduzioni al nuovo bilancio europeo tant’è che il ministro ai Lavori Pubblici, Altero

Matteoli continua a sostenere che il Ponte «è, e resta, una priorità per il nostro Paese».
Cosa accadrebbe se il corridoio rimanesse quello prospettato nella proposta della Commissione Europea? Il meridione diventerebbe altra cosa e l’Italia potrebbe continuare a presentare i propri progetti pensando a come finanziarseli, essendo gli stessi, “fuori programma” e considerato che stiamo parlando di 21 miliardi di euro destinati alle sole infrastrutture per il Sud.

Dalla fine di giugno, la notizie è trapelata solo in questi giorni ed al silenzio del governatore calabrese, Scopelliti, è subentrata la preoccupazione di quello siciliano, Raffaele Lombardo che ha parlato di rischi di isolamento per 7 milioni di italiani, a cui ha replicato l’ex presidente della Calabria, Agazio Loiero che senza «entrare ancora una volta nella polemica del Ponte si/Ponte no,-ha detto- oggi che Bruxelles ne ha cancellato la realizzazione e credo sia giusto che quei soldi vengano rifinalizzati e destinati in favore del Mezzogiorno e dei nostri territori».

Il Ponte è stato un sogno lungo decenni, sul quale si sono spesi fiumi di inchiostro. Ciò che resta è una Calabria mortificata, con un’autostrada a pezzi, lungo la quale l’Anas si permette il lusso di interrompere il tratto veicolare per lavori in una intera domenica di luglio (come è accaduto ieri) generando disagi e rabbia. Una terra dove 467 lavoratori del porto di Gioia Tauro, che doveva essere la porta dell’Italia sul Mediterraneo, sono stati messi in cassa integrazione e rischiano di diventare “braccia” della criminalità organizzata. Una terra dove il mare è una fogna a cielo aperto… è un invito alla Politica del Potere a farvi le vacanze e vedere quali sono le reali priorità.

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