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Borsellino Eroe di confine

ROMA – Ricordo bene dov’ero quando fu ucciso, stavo tornando a casa in macchina con la mia compagna. Ricordo che parlando di quanto accaduto usai la parola ‘eroe’. Lei non era d’accordo, non gli piaceva la parola ‘eroe’, perché la sentiva troppo legata alla retorica politica che troppo spesso si riempie la bocca di parole pregnanti svuotandole di senso.

Oggi un commento su face book che citava alcune frasi di Borsellino, mi ha fatto tornare alla mente la parola ‘eroe’ e forse solo oggi ho capito il suo vero, profondo, senso. La frase è questa: ”Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.”
È  importante queste frase di Borsellino, perché ricorda che il vero amore per gli esseri umani non è amarli come sono, ma amarli per quello che possono divenire. È  importante perché dire ciò significa avere una visione profonda della realtà umana, della sua complessità; significa vederla trasformabile e quindi non monolitica.

Ed è questa l’essenza dell’Eroe. Quando un essere umano ha un’immagine di sé pulita, coraggiosa, umana, non può accettare la disumanità, e DEVE dedicare la propria vita agli esseri umani, per far in modo che il disumano si trasformi in umano. Per persone come Borsellino e Falcone gli esseri umani  che avevano attorno dovevano assomigliare a loro e hanno dato la vita perché questo accadesse. E questo lo hanno portato fino a quello che noi si definiamo ‘le estreme conseguenze’, e che invece per un Eroe è un assoluto categorico al quale non può sottrarsi.

Bertolt Brecht scrisse “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi” e si potrebbe trasformare in “sfortunato quel popolo che non ha eroi” perché gli eroi spostano continuamente i confini dell’umano e mostrano all’umanità ciò che la norma,  la morale, la ragionevolezza, non può vedere, perché la norma, la morale, la ragionevolezza, vivono incatenate all’abitudine.
Gli Eroi, pur non volendolo, sono spesso soli, e cercano di uscire dalla loro solitudine cercando di realizzare il loro più grande desiderio, creare una società, non uguale, ma che assomigli alla loro immagine interna. Un Eroe è tale quando la propria realizzazione diventa una possibilità di realizzazione per altri esseri umani di cui non vedrà mai il volto.Non importa se non  raggiugerà l’oggetto del desiderio, cercando ciò che sa esistente, perché lo ha in sé,  non avrà speso la vita invano.
E Paolo Borsellino è stato un Eroe perché per tutta la vita ha cercato di spostare più avanti quei confini dell’umano che per lui erano troppo angusti.

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